Archivio tag: tecnologia

Muse

Simulation theory

2018, Uk
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The pressure is growing exponentially
I’m trying to keep up to speed with you
Your lane changing is oscillating me

Il trio britannico riesce ancora una volta a sorprendere per la metamorfosi continua a cui si sottopongono ad ogni disco. Già la copertina di questo “Simulation Theory” (realizzata da Kyle Lambert, autore della locandina della serie-tv “Stranger Things”) apre a una dimensione del tutto nuova per il gruppo britannico abituato a impronte molto più cupe e molto più rock. Il gruppo ci catapulta in un disco dai toni fortemente distopici, ironici, crudeli che tanto caratterizzano il fenomeno cyberpunk.

Simulation Theory rientra nel filone iniziato con Drones,  con ormai i consueti riff e assoli e l’enfatico rock elettronico suonato a massimo volume sperimentando, però, nuovissimi territori. I Muse in questo lavoro hanno usato diversi stili dal pop all’hip-hop generando nuove prospettive sonore. Accompagnato da una copertina che strizza l’occhio alla retro mania lanciata da Netflix e Ready Player One, con richiami a film sci-fi e fantasy anni ’80, “Simulation theory” è il disco più pop dei Muse. Le atmosfere sono meno cupe rispetto ai precedenti lavori, lo stato d’animo meno pessimista, è più semplice e leggero. “The dark side”, ad esempio, si apre con un ritmo e una frase di tastiera da synth pop anni ’80, mentre “Break it to me” ha il carattere essenziale del pop contemporaneo, con l’aggiunta di un riff meccanico ed echi mediorientali. È più radicale l’esperimento di “Propaganda” con il team di Timbaland.

“Simulation theory” descrive una parabola che va dalle visioni claustrofobiche di “Algorithm”, che su un ritmo meccanico e note ascendenti di sintetizzatore ci descrive come intrappolati in mondo di algoritmi, al messaggio di speranza di “The void”, accompagnato da un arpeggio classicheggiante di pianoforte. Il disco prende la tecnologia come un dato di fatto, cerca di raccontare come cambia la nostra identità e i nostri rapporti con il mondo senza però sfociare nell’apologetica distopica.

Un risultato sorprendente per una band storica che ha deciso di buttarsi completamente nella più pura sperimentazione.

Se ti è piaciuto guarda:

Stranger Thinghs Stagione 1 e Stagione 2

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Duncan Jones

Warcraft. L’inizio

USA, 2016
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Articolo scritto da Paola Vailati

Dalla luce vengono le tenebre, dalle tenebre viene la luce.

Su Azeroth la pace è a repentaglio: tramite un portale magico, un esercito di orchi guidati da Gul’dan sta invadendo il regno degli umani deciso ad impadronirsene.

A ispirare il malvagio stregone è il Vil, una magia oscura che ha bisogno di sacrifici di vita per generarsi e mantenere aperto il portale che collega i due mondi.

Durotan, orco capoclan dei Lupi Bianchi, si oppone alla crudele logica del Vil e insieme a Garona, mezz’orchessa schiavizzata da Gul’dan per le sue origini impure, lotta per trovare insieme agli umani guidati da Re Llein e da Lothar, comandante militare del regno, un modo per fermare lo spietato orco stregone.

Da fronti opposti, due eroi affronteranno un conflitto che deciderà il destino delle loro famiglie e dei loro popoli.

Warcraft è un film fantasy tratto dall’omonima serie di videogiochi.
Il più grande successo della pellicola è tecnologico; risultato di un progetto sviluppato in computer grafica in tutto debitore al Signore degli Anelli di Peter Jackson.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Il Signore degli Anelli – Peter Jackson
Scontro tra Titani – Louis Leterrier

… leggi anche…
Il Signore degli Anelli – J.R.R. Tolkien
Lo Hobbit – J.R.R. Tolkien

… e ascolta anche…
Zombie – The Cramberries
In the Shadows – The Rasmus

Warcraft Duncan Jones

Regia: Duncan Jones
Sceneggiatura: Duncan Jones, Charles Leavitt
Durata film: 123′

Interpreti e personaggi:
Travis Fimmel: Anduin Lothar
Paula Patton: Garona
Ben Foster: Medivh
Toby Kebbel: Durotan
Dominic Cooper: Re Llane
Daniel Wo: Gul’dan
Anna Galvin: Draka

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Denis Villeneuve

Blade Runner 2049

2017, Warner Bros
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Te la cavi benissimo anche senz’anima, agente K.

L’agente K è un blade runner della polizia di Los Angeles, nell’anno 2049. Sono passati trent’anni da quando Deckart era il cacciatore blade runner più esperto.  Il compito dei blade runner è cacciare i replicanti ovvero robot perfettamente umanoidi che desiderano diventare esseri completamente autonomi rispetto ai loro creatori. I replicanti della Tyrell sono stati messi fuori legge e dei vecchi modelli non si sa quasi più nulla. L’azienda è ora guidata Niander Wallace il quale ha garantito di creare “angeli al servizio degli uomini” ma qualcosa nella missione dell’agente K alla ricerca degli ultimi replicanti superstiti va storto e sembra portare alla luce un passato oscuro pronto a spezzare il delicato equilibrio uomo macchina.

Blade Runner tratto dal meraviglioso libro di Philip Dick “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” è un film di fantascienza del 1982, diretto da Ridley Scott e interpretato da Harrison Ford e Daryl Hannah. E’ stato un film che ha segnato la storia del cinema e l’immaginario di intere generazioni. Il sequel è girato da Denis Villeneuve e non solo risulta fedele all’originario mondo cinematografico di Scott ma riesce visivamente a superarlo aggiungendo elementi nuovi al linguaggio fantascientifico a cui siamo notoriamente abituati. Villeneuve crea un edipo futuristico alla ricerca del padre perduto attraverso un’odissea visiva con una grammatica nuova. Prendendo spunto dalle opere di Nicolas Winding Refn (in particolare Drive, Solo dio perdona, Valhalla Rising) e l’ultimo MacBeth di Justin Kurzel  la natura di Blade Runner ci parla esattamente come il protagonista. L’arancio dei cieli radioattivi, il legno morto in terre gelate, la neve che discende su una natura inesistente, gli ologrammi che dai palazzi parlano direttamente ai protagonisti colorandoli di rosso e svelandoci i desideri più reconditi e celati. Sorretto dalla possente e mimetica colonna sonora di H.Zimmer il tempo scorre lentamente esattamente come il precedente capitolo.  L’agente K rincorre il sogno di poter comprendere la sua venuta al mondo e quale sia il suo destino sorretto da una grande forza d’animo proprio di chi ormai non ha più nulla da perdere se non se stesso.  I temi fondanti sono gli stessi: le macchine potranno sostituirci? Una volta autonome saranno dotate di anima, ovvero libero arbitrio, e cosa le legherà ancora a noi? Ci combatteranno? Temi sempre più attuali e sempre meno futuristici, l’intelligenza artificiale è realtà ormai e ci apre all’universo d’angoscia che ha caratterizzato la fantasia visionaria di Philip Dick. Magistrale è la scelta di non stravolgere la tecnologia del precedente capitolo in modo da creare una illusione di continuità con il 1982 e le sue ambizioni futuristiche. Non dobbiamo stupirci di vedere schermi a tubo catodico e ologrammi proiettati da computer in grado di pensare in modo del tutto autonomo, oppure nano tecnologie in grado di partorire uomini e cucine a bombola con stufati di cipolle e aglio in ambiente sovietico. Questo era ed è l’universo di Blade Runner in bilico fra realtà e possibilità future.

Se ti è piaciuto leggi anche le opere di Philip Dick

Guarda anche Blade Runner 

Ascolta la colonna sonora del film:

blade-runner-2049

Genere: Fantascienza
Regista: Denis Villeneuve
Sceneggiatore: Denis Villenueve, Michael Green
Produttore esecutivo: Riddle Scott
Cast:  Ryan Gosling, Harrison Ford, Ana de Armas, Sylvia Hoeks, Robin Wright, Dave Bautista

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Le Luci della Centrale Elettrica

Terra

2017, La tempesta Dischi
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Sono le tracce sparite nel vento
Un combattimento, un karma irrisolto
Sono in uno spazio sacro
Suono all’aperto o con il coprifuoco
Sono vuoto come un cielo stellato
Vedi bene al buio e ora è illuminato
Sono al di là della paura

Terra è un disco in movimento.  Siamo lontanissimi dal Vasco Brondi che suonava solitario nella provincia di Ferrara avvolto e protetto da un linguaggio affasciante quanto criptico. Terra è un disco che si apre al mondo pieno di contaminazioni nelle sonorità, suggestioni, metafore e anche nei simboli che attribuiamo alle vicende che ci segnano. Terra non è solo un disco è un racconto di un’ Europa migrante verso un futuro possibile quanto ignoto e pericoloso.

I suoni di tabla e violoncello, le percussioni di Daniel Plentz dei Selton e il violino di Rodrigo D’Erasmo rendono varie le canzoni. Il timbro Brondi è sempre riconoscibile, oggi forse lievemente melodico, abbandonando l’impronta più estrema del suo lavoro Costellazioni in cui i CCCP governavano imperanti in ogni canzone e in ogni ispirazione.

Qui è il simbolo di questa odissea musicale e la metamorfosi di Vasco verso la scoperta di questo pianeta e dei suoi abitanti, anche quelli più remoti e dispersi. Influenzato dai viaggi compiuti in questi anni, Brondi mescola storie collettive e vicende personali. “Waltz degli scafisti” racconta la  globalizzazione disordinata che viviamo. “Nel profondo Veneto” invece racconta la  storia di un ritorno a casa di una ragazza sconfitta dalla vita precaria a Milano. Ci sono vicende generazionali come “Iperconnessi” e il rapporto malato che abbiamo con la tecnologia e storie d’amore come quella di “Chakra”, in cui la malinconia vince la durezza tipica delle Luci. Siamo “allegri e disperati” e in questo disco lo sentiamo forte e chiaro.

Terra è un disco “dove vince sporchissimo il reale”.

Se ti è piaciuto ascolta anche:

Mannarino,  Apriti Cielo

Leggi anche:

Fabio Geda, Anime Scalze

Guarda anche:

Abraham Joffe, Racconti di luce

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Spike Jonze

Lei

Usa, 2013
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Io dico che chiunque si innamori è un disperato. Innamorarsi è una pazzia, è come se fosse una forma di follia socialmente accettabile.

Solo e introverso, Theodore Twombly per lavoro detta al computer lettere per conto di altre persone. Entra nelle loro vite e le racconta con straordinario trasporto, con un’emozione che pare non far più parte della sua esistenza dalla fine del matrimonio con Catherine.
L’uomo si riscopre vivo solo grazie all’acquisto di un nuovo Sistema Operativo che, avviato, sceglie per sé il nome di Samantha: la sintesi vocale di un software, però umanissima e sensuale; un’intelligenza artificiale in grado di apprendere ed evolversi continuamente, con cui Theodore costruisce un vero e proprio rapporto sentimentale, con le tenerezze, le ansie e i saliscendi tipici di ogni relazione, pur in una veste del tutto particolare. Ne verranno sviluppi imprevisti, avvolti in un perpetuo manto di malinconia e distanza, ma pure di speranza e nuove lezioni imparate.
Tutto considerato, il film di Spike Jonze sfrutta un pretesto solo parzialmente fantascientifico; dopotutto il nostro presente, così ipertecnologico e in costante cambiamento, non è poi molto lontano da quello di Lei. Non è del rapporto uomo-macchina o di etica che si parla: al centro di tutto, invece, sono l’amore e le sue implicazioni, le sue infinite forme e la necessità di un nuovo inizio che ogni fine porta con sé; la ricerca di qualcosa di perfetto e che non si possa consumare, che trova in una voce femminile priva di corpo un modo splendido di raccontare la storia di un uomo che tenta di rialzarsi ma è congelato dalla paura della responsabilità.
Dolce e iper-emozionale, ma capace di far sorridere, Lei genera nello spettatore una fortissima partecipazione, che trova una perfetta sintesi negli sguardi persi e nei sorrisi timidi di un Joaquin Phoenix commovente.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Se mi lasci ti cancello – Michel Gondry
Ruby Sparks – Jonathan Dayton, Valerie Faris

…e ascolta anche
The Moon Song – Karen O
Supersimmetry – Arcade Fire

Lei - Spike Jonze

Regia: Spike Jonze
Soggetto: Spike Jonze
Sceneggiatura: Spike Jonze
Fotografia: Hoyte Van Hoytema
Montaggio: Jeff Buchanan, Eric Zumbrunnen
Musiche: Arcade Fire
Scenografia: K.K. Barrett
Durata: 126′

Joaquin Phoenix: Theodore Twombly
Scarlett Johansson: Samantha, voce (Micaela Ramazzotti nella versione italiana)
Amy Adams: Amy
Rooney Mara: Catherine
Olivia Wilde: Amelia

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