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The Beatles

Help!

Parlaphone, 1965
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Help! I need somebody
Help! Not just anybody
Help! You know I need someone
Help!

Registrato originariamente per la colonna sonora del film omonimo, “Help!” è il quinto album registrato dai Beatles.
È considerato come una specie di ponte tra le produzioni “alla Bob Dylan” e la maturità artistica del quartetto inglese.

L’album è un susseguirsi di ottimi pezzi molto eterogenei: dalla title-track Help!, pezzo rock veloce scritto da Lennon, a You’ve Got to Hide Your Love Away, pezzo interamente acustico sempre di Lennon che risente ancora delle influenze di Dylan.
Paul McCartney contribuisce con gioielli del calibro di I’ve Just Seen a Face, pezzo folk particolarmente riuscito, e Yesterday, capolavoro assoluto, nominata “Miglior canzone del ventesimo secolo” dalla BBC.
Tra le altre canzoni spicca soprattutto Ticket to Ride, pezzo molto innovativo che risalta le qualità tecniche dei componenti come mai prima.

Non un album perfetto, con qualche momento sottotono, ma che nel complessivo risulta essere molto orecchiabile e sicuramente fondamentale nell’evoluzione artistica dei Beatles.

Se ti è piaciuto ascolta anche: Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band – The Beatles
guarda anche: Whiplash – Damien Chazelle
leggi anche: A volte ritorno – John Niven

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The Beatles

Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

Apple Records, 1967
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We’re Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band
We hope you will enjoy the show
We’re Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band
Sit back and let the evening go
Sgt. Pepper’s lonely, Sgt. Pepper’s lonely
Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band

1° Giugno 1967
I The Beatles lanciano sul mercato un nuovo album.
La copertina è un po’ strana: ci sono un sacco di personaggi, qua e là sbucano le facce di Bob Dylan, Oscar Wilde, Marlon Brando e Karl Marx; in prima fila ci sono i Beatles, tutti e quattro, con abiti tanto colorati quanto improbabili; davanti a loro una grancassa con scritto “Sgt. Peppers Lonely Hearts Club Band”; davanti a tutto la scritta BEATLES fatta con dei fiori.
Così, 50 anni fa, la canzone pop diventava arte.

L’inizio è un brusio indistinto di un pubblico mentre un’orchestra accorda gli strumenti. La canzone che segue è una presentazione della Lonely Hearts Club Band.
Il viaggio dell’album prosegue tra canzoni che una volta ascoltate è impossibile dimenticare: Lucy In The Sky With Diamonds e Fixing a Hole solo a citarne un paio.
Con Being For the Benefit of Mr Kite!, scritta da Lennon, prende ispirazione da una locandina di uno spettacolo circense dell’800 che John aveva appeso a casa sua. In questo brano Lennon volle dargli “l’odore della segatura per terra” e grazie al produttore George Martin, l’atmosfera è proprio da fiera paesana.
Con Within You Without You, George Harrison approfondisce le sonorità indiane suonando strumenti tipici quali il Sitar, Tabla e Dilruba.
Altre perle dell’album sono Lovely Rita, che prende spunto dai parchimetri, o Good Morning Good Morning ispirata da una pubblicità dei cereali Kellogg’s.
Il pezzo successivo è la conclusione di questo folle quanto bellissimo album. Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band (Reprise), che riprende la prima traccia, la band del Sergente Pepper saluta e ringrazia il proprio pubblico sperando di averlo intrattenuto e divertito.

Ma l’album non manca di stupire.
Dopo l’ultima canzone sembrava tutto finito, invece inizia A Day in the Life, uno dei punti artistici più alti raggiunti dai The Beatles.
Ispirati da vari articoli di stampa, Lennon e McCartney la scrissero insieme, influenzandosi a vicenda. Per la registrazione fu ingaggiata un’orchestra di 45 elementi (inizialmente erano 90) che, alla fine del brano, suonano tutti insieme la nota più bassa del pentagramma e man mano salgono di tono e volume fino alla nota più alta, un secondo di pausa, e l’accordo di Mi Maggiore di 3 pianoforti a coda registrati contemporaneamente fino al loro naturale esaurimento sonoro.
Un ultimo frammento sonoro è una specie di jam vocale di spezzoni di voci mandati in loop, incorniciato da un sibilo di un fischietto per cani usato dalla polizia non udibile dall’essere umano perché di frequenza troppo alta.
La conclusione perfetta per un album perfetto.
Spegnete telefoni, televisioni e computer, sedetevi su una buona poltrona e usate 40 minuti della vostra vita per ascoltare questo album senza farvi distrarre da niente. Mi ringrazierete dopo.

Buon compleanno Sergente Pepper.

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Murakami Haruki

Tokyo Blues – Norwegian Wood

Feltrinelli 2000, 330 p.
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A pensarci adesso furono davvero dei giorni strani. Nel pieno della vita tutto ruotava attorno alla morte.

Un classico della letteratura giapponese contemporanea. Il quasi quarantenne Toru torna con la mente ai giorni della sua giovinezza, quando frequentava l’università a Tokyo e stringeva legami di amicizia e d’amore, specialmente con la bella ed enigmatica Naoko, mentre le inquietudini del Sessantotto dall’Occidente giungevano fino agli atenei del Sol Levante. Nell’opera si trovano molti elementi tipici di Murakami e degli autori giapponesi in genere: la solitudine di chi vive nelle metropoli, l’incomunicabilità, la presenza costante della morte nella vita quotidiana. L’autore ci cala nella storia descrivendo con vividezza gli scenari urbani – con le stazioni affollate e i caratteristici locali dove ci si trova per consumare pasti della cucina locale – ma riuscendo al tempo stesso a farci percepire il forte legame dei Giapponesi con la natura. Ritmata da una serie di brani pop, rock e jazz, la storia evolve verso la crescita dei protagonisti e lo sviluppo delle loro dolorose vicende.
Struggente, fascinoso e scritto con eleganza, Tokyo Blues è un omaggio alla giovinezza, alla musica e a Tokyo.

Ti è piaciuto?

Allora leggi
L’ incolore Tazaki Tsukuru e i suoi anni di pellegrinaggio – Murakami Haruki
La cartella del professore – Kawakami Hiromi

E guarda anche
Tokyo Blues – Norwegian Wood – Tran Anh Hung

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Norwegian Wood – The Beatles

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Boskovic

A Temporary Lapse of Heaven

Boskovic, 2015
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Articolo di Elena Stombelli

When I know and I say, can you believe me?
When I know and I dream don’t let me down
When I know and I say, can you believe me?
Can you believe me?
Don’t leave my sound
I’m just in town

Luca Boskovic è un artista di origini vicentine con una grande passione per i Beatles, i Deep Purple, i Pink Floyd e gli Who.
Nel suo album di debutto “A Temporary Lapse of Heaven”, si riflette la predilezione per le sonorità dei suoi gruppi di riferimento e l’artista ci catapulta nelle atmosfere musicali degli anni ’60 e ’70.
Bastano pochi minuti di ascolto, per avere la percezione di essere stati sbalzati indietro nel tempo e quasi ci si vede attraversare la strada sulle strisce pedonali di Abbey Road, rincorrendo i mitici Beatles.
L’album è composto da 11 tracce a cui si aggiunge la versione radiofonica del singolo “Just in Town”. I brani sono stati accuratamente selezionati tra i tanti composti nel corso di anni di scrittura.
Boskovic ha deciso che questo album sarebbe stata una sua creatura in tutti gli aspetti. Si è infatti preso carico di tutto il processo creativo, rivestendo il ruolo di autore della musica, dei testi, degli arrangiamenti ed anche della grafica dell’intero disco.
“A Temporary Lapse of Heaven” si apre con l’atmosfera allegra e spensierata di “Just in Town”. Il brano, scelto come primo singolo estratto, è allegro, leggero ed affronta il tema dell’amore e della felicità sprigionata da questo sentimento.
E’ un pezzo dalle sonorità rock-pop, nel quale la chitarra elettrica e la batteria dominano. Se potessimo fare un paragone, potrebbe ricordare i Green Day nella loro versione più leggera e pop che si incontrano con i Beatles nel loro periodo d’oro.
L’ascolto dell’album procede con “Everyday”, una canzone più lenta nella quale i pensieri di Boskovic sono accompagnati dalle note intime di una chitarra classica, sulle quali la voce dell’artista è morbidamente adagiata.
In alcuni brani di “A Temporary Lapse of Heaven” dominano la chitarra classica e ed il pianoforte mentre in altri quella elettrica e la batteria, il che rende l’opera morbida ma mai monotona o piatta.
I testi sono molto semplici ed immediati e spaziano dall’amore, trattato nelle sue varie sfaccettature, alla natura ed il rapporto dell’uomo con la stessa ma anche lo scorrere del tempo.
Temi profondi e che fanno riflettere, ma anche tematiche più leggere che parlano di amicizia, musica e quotidianità.
“ A Temporary Lapse of Heaven” è un disco di debutto ma che riflette maturità, sicuramente frutto degli anni di esperienza cantautorale dell’artista vicentino.
Le sonorità brit-pop con sfumature rock, sono arricchite da pennellate di r’n’b a rendere il complesso ancora più caldo e coinvolgente.
Boskovic debutta con l’album perfetto per i nostalgici dell’atmosfera di libertà, creatività e trasgressione tipica degli anni ’70.

Ascolta l’album
Boskovic – A Temporary Lapse of Heaven

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Tommy – The Who
The Dark Side of The Moon – Pink Floyd
Machine Head – Deep Purple

…e leggi anche:
Il libro bianco dei Beatles : La storia e le storie di tutte le canzoni – Franco Zanetti

…e guarda anche:
Let it be : Un giorno con i Beatles – Michael Lindsay Hogg

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A Summer In The Life. Serata musicale dedicata ai BEATLES

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Il Teatro San Domenico di Crema la sera del 24 gennaio ospiterà uno spettacolo musicale su brani dei Beatles intitolato A Summer In The Life. Serata musicale dedicata ai BEATLES.
Detto così potrebbe sembrare l’ennesimo omaggio alla band di Liverpool.
C’è di più: lo spettacolo è ispirato da L’estate di Sgt Pepper ovvero la biografia di George Martin conosciuto universalmente come il “quinto Beatle”: musicista, arrangiatore, collaboratore, produttore artistico e figura fondamentale nella parabola artistica dei Fab Four. In questo libro Martin racconta sia la realizzazione di un disco eccezionale come Sgt. Pepper Lonely Hearts Club Band sia il forte rapporto di amicizia creatosi nel gruppo e il suo potenziale compositivo.
Una serata in cui musica e parole si intrecciano in una narrazione scenico-emotiva che racconta la creazione di arte musicale.

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Big Star

#1 Record

Stax, 1972
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Canzoni che racchiudono intere vite in tre minuti di melodie immortali.
Questo è il segreto che nasconde #1 Record dei Big Star, semplicemente uno dei più grandi album che la Storia ricordi; forse, quello che meglio di ogni altro ha saputo raccontare l’età di passaggio in cui la vita è gioia luccicante eppure i ricordi già si allungano in un’ombra imprendibile.
Alex Chilton e Chris Bell, songwriter ventenni e anime ombrose, scrivono veri capolavori con gli occhi e il cuore colmi d’amore per le melodie dei Beatles, gli arpeggi dei Byrds e i cori luminosi della West Coast, investendoli di un’energia irresistibile e del tutto nuova.
Feel e When My Baby’s Beside Me sono rock’n’roll raffinati e scintillanti, In The Street e Don’t Lie To Me graffiano ruvide stringendo a sé la stella di Marc Bolan; ma il disco ricama pure arazzi acustici fatti della materia dei sogni (Give Me Another Chance, Try Again, Watch The Sunrise).
Con The Ballad Of El Goodo e Thirteen, poi, i Big Star raggiungono l’Infinito: un’armonia ariosa e corale che esplode in mille rifrazioni e un incantesimo per sole voci e chitarre, in cui si eterna la dolce malinconia dell’adolescenza, che fa di ogni tristezza un sorriso lieve.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
The Ballad Of El Goodo, In The Street, Thirteen, Feel
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Chris Bell – You And Your Sister
The Beatles – And Your Bird Can Sing
The Byrds – My Back Pages
Teenage Fanclub – Don’t Look Back
The Replacements – Alex Chilton
 
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L’amore che resta – Gus Van Sant

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