Archivio tag: The Mighty

Hozier

Wasteland, Baby!

Columbia / Sony Music, 2019
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All the fear and the fire of the end of the world
Happens each time a boy falls in love with a girl
Happens great, happens sweet
Happily, I’m unfazed here, too

Wasteland, baby
I’m in love, I’m in love with you

All the things yet to come are the things that have passed
Like the old enough hands, like the breaking of glass

Finalmente!
Andrew Hozier-Byrne o più semplicemente Hozier è tornato con un nuovo lavoro, sospeso tra atmosfere toccanti, testi con forti richiami e ricchi di metafore, quasi sospesi tra passato e presente: testi veri e sinceri raccontati cantando da un’affascinante e calda voce dai toni quasi religiosi.
È stata un’attesa meditata, deliberata e riflessiva che si è riversata in un concentrato di sonorità blues, soul ed indie rock, all’interno delle quali si alternano melodie brillanti talvolta in netto contrasto con le parole che accompagnano le note, talvolta fragili come solitudine oppure delicate come un amore.
Comunque sia, una musica che fa sempre riflettere, a volte rimandandosi ad accordi del passato, quasi un echeggiar di sensazioni jazz e contemplative e invece talvolta esplodendo in artifizi rock scatenatissimi.
La sua musica invita a riflettere sul rapporto che abbiamo tra noi stessi e gli altri, in un viaggio privilegiato, riflessivo e profondo, tale da trascinarci in un contatto molto più intimo con in nostro lato interiore e spirituale.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Wasteland, Baby!, Almost (Sweet Music), Shrike

Ti è piaciuto quest’album? Allora ascolta anche:
Lorde – Pure Heroine
Bon Iver – Bon Iver
Ed Sheeran – X

… e leggi anche:
Delphine de Vigan – Gli effetti secondari dei sogni
Alan Moore, David Lloyd – V per vendetta
Sabina Colloredo – Fai un salto

… e guarda anche:
Peter Chelsom – The Mighty
Stephen Chbosky – Wonder
Ian Samuels – Sienna Burgess è una sfigata

 

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Lykke Li

I Never Learn

Atlantic, 2014
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I been stung by a star seed honey
He shone love like a lightning honey
I been hit by a star seed honey
His love burns like a lightning honey
I’m right here I’m your star crossed lover
I lie here like a starless lover
I’ll die here as your phantom lover
I never learn
I never learn

Siamo davanti ad un album ambizioso, che segretamente ispira desideri ed idee.
I Never Learn è sia espansivo che introspettivo perché gioca sul confronto dei sentimenti, a volte alla pari, altre volte decisamente no: ci sono canzoni di potenza, erompono con fare fulmineo contrapposte a ballate quasi impotenti di fronte agli accadimenti della vita.
Note che evocano sfide, note che reclamano pace e calma, note combattive da arena romana, note quasi barocche. Sono tutti meccanismi (e manierismi) che servono a Lykke Li per condurci in un mix di sensazioni quasi tattili, una valanga di impennate acustiche che ci fa esclamare “WOW!”. Senza dimenticare il tono della sua voce: imbronciata, rimbrotta il destino per i suoi dispetti o calda, in modo da sentirsi in feeling con il mondo.
Questo dicotomia nell’ascolto parrebbe una rottura nella fluidità dell’andamento delle canzoni.
Invece disvela al meglio un territorio musicale emotivo, dove in fondo non importano le modalità del “come” viene trasmesso il pensiero insito in ogni canzone ma piuttosto il loro intenzionale sentimento, percepito in modo diverso da ascoltatore ad ascoltatore.
Ed è questa perfezione non voluta che cattura ed avvolge.

Ascolta tre brani tratti dall’album
I Never Learn, Just Like a Dream, Never Gonna Love Again

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Lykke Li – Wounded Rhymes
Lorde – Pure Heroine
Lana Del Rey – Ultraviolence

… e leggi anche
L’Arte ingannevole del Gufo – Elia West
D’amore non si muore – Per Nilsson
Richard Ford – Rock Springs

… e guarda anche
Amabili Resti – Peter Jackson
Strings – Anders Rønnow Klarlund
Peter Chelsom – The Mighty

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Sharon M. Draper

Melody

Feltrinelli, 2016, 249 p.
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“Che cosa faresti se potessi volare?” mi domandò la signora V. spostando lo sguardo dall’uccellino a me.

“Avrei paura di lanciarmi” digito.

“Paura di precipitare?” mi chiede.

“No. Avrei paura che sarebbe troppo bello. Paura di volare via”

Melody ha undici anni, una spiccata intelligenza ed una grande memoria. Potrebbe vivere un’esistenza con una marcia in piu’ rispetto alla maggior parte dei coetanei. Purtroppo pero’ non e’ cosi’: la sua malattia (tetraplegia spastica) le impedisce i movimenti e la parola, imprigionandola in un corpo che non risponde ai comandi e la costringe al silenzio.

Eppure in Melody c’e’ determinazione, vitalita’, solarita’, assenza di autocommiserazione, che fanno da efficace contraltare all’inevitabile sofferenza ed alla frustrazione.
Melody vive in una famiglia che la ama incondizionatamente e si impegna per garantirle una vita piu’ serena possibile. Puo’ contare su alcuni educatori attenti e preparati (dopo una serie di disastrose esperienze) e sulla stima di chi le sta vicino. Con i compagni di classe il rapporto e’ difficile: le regalera’ gioie e dolori, ma lei si mostrera’ sempre in grado di accettarli, con spirito di adattamento ed ironia.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Io sono la neve – Elisabeth Laban
Wonder – R. J. Palacio
Stravaganza La città delle maschere – Mary Hoffman
Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon
L’amico immaginario – Matthew Dicks
Sono graditi visi sorridenti – Franco e Andrea Antonello
Se ti abbraccio non avere paura – Fulvio Ervas
Sirena Mezzo pesante in movimento – Barbara Garaschelli

ascolta anche
Moon River – Colazione da Tiffany

e guarda anche
The Mighty – Peter Chelsom
Touch – Tim Kring (serie tv)
Mi chiamo Sam – Jassie Nelson

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Beth Orton

Sugarin Season

Anti Records, 2012
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This beautiful life that we build by hand
From scraps and shards and broken strands
I will meet you in empty space my see through blue,
See through blue

Sugarin Season è un album estremamente caratterizzato: ha un’impronta personale, interiore.
Quasi fosse la ripresa di un percorso volontariamente interrotto.
Ed è proprio questo che fa Elizabeth Caroline “Beth” Orton, una delle signore del brit-folk: ci offre delle atmosfere quasi oniriche, tipiche dei tramonti di mezza stagione. Musica suonata in punta di dita, sussurri acustici uniti alla sua voce, che mai è invadente o si sovrappone alle note. No: c’è un unico flusso di musica e parole affascinante, come in Candles, una danza sonora sottoforma di ballata che ha un effetto quasi ammaliante.
Beth (che ricordiamo è stata scoperta da William Orbit: un nome, una garanzia) in questo lavoro esalta la voce come non mai, la modula come fosse una piacevole ossessione. Ne sono un chiaro esempio Call Me The Breeze e See Through Blue che, oltre ad essere canzoni, sono storie esistenziali e parlano di lei e di noi, raccontano l’istinto controllato del vivere.
Detto diversamente: invece di sedervi e metabolizzare la vita che accade, fatela vostra.

Ascolta quattro brani tratti dall’album:
See Through Blue, Dawn Chorus, Call Me the Breeze, Candles

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Cat Power – Sun
Anna Calvi – One Breath
Rodriguez – Searching for Sugar Man

… e leggi anche
Tobias Wolff – Un vero bugiardo
Richard Ford – Rock Springs

… e guarda anche
Peter Chelsom – The Mighty
Spike Jonze – Lei

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