Archivio tag: the replacements

Mac DeMarco

Salad Days

Captured Tracks, 2014
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sometimes rough, but generally speaking I’m fine

Ventiquattro anni compiuti ad aprile e origini canadesi – ma ora vive a Brooklyn – Mac DeMarco, a vederlo, non sembrerebbe uno su cui scommettere. Eppure dietro quei capelli sparsi, quei denti radi e quegli occhi celesti spiritati che sembrano guardare qualcos’altro, si nasconde un grande autore di canzoni. Un irregolare, sboccato e stralunato, però capace di azzeccare qui, ancor meglio che nell’esordio di un paio d’anni fa, una sequenza di ritornelli pop splendidamente storti.
Quasi tutte basate su poche semplici note di chitarra, immerse in un’atmosfera da glam assonnato – immaginate un locale ben oltre l’orario di chiusura – e testi a metà tra autobiografia e generica voglia di rimandare il più possibile l’appuntamento con l’età adulta, le undici canzoni di Salad Days si svolgono tutte in due-tre minuti. Il tempo perfetto per non annoiare mai e farsi ricordare immediatamente, e infatti è impossibile non ritrovarsi a canticchiare già al secondo ritornello pezzi divertentissimi come Blue Boy, la love song allo zucchero filato Let Her Go o la sognante Chamber Of Reflection, costruita sul suono dei synth.
Canzoni che dicono di un musicista che magari non realizzerà capolavori, ma di certo lo segnalano come uno di quelli cui voler bene davvero.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Swingin Party – The Replacements
Only In My Dreams – Ariel Pink’s Haunted Graffiti
Ice Cream Man – Jonathan Richman And The Modern Lovers

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Fast Animals and Slow Kids

Hybris

Woodworm, 2013
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Le speranze a vent’anni
ti chiudono gli occhi ma tu pensi ai tramonti

Un arpeggio delicato e poi l’onda travolgente delle elettriche, in un anthem cadenzato da cantare in coro con Aimone, Alessandro, Alessio e Jacopo nei loro memorabili live: è Un Pasto Al Giorno ad accoglierci in Hybris, secondo album dei perugini Fast Animals and Slow Kids.
Emozioni e canzoni come un ottovolante, le parole e i pensieri dei vent’anni che graffiano la pelle e colpiscono l’anima, mentre la musica si contorce, si quieta, esplode imprevedibile in ogni direzione, colorata in più di una traccia dagli inserti dei fiati e dei violini.
La lama affilata di un punk-rock romantico e melodico penetra a fondo tra la coralità catartica e le strutture fratturate dell’emo-core e l’epica sfacciata del rock alternativo più sincero, quello che non ammette pause tra musica e vita.
Che rallentino in midtempo comunque iper-eccitati (Combattere per l’Incertezza, A Cosa ci serve, Calce), aprano squarci con riff stoner (Farse) o si lancino in cavalcate a precipizio (Fammi Domande, Maria Antonietta, Troia, Canzone per un abete parte II, Treno) , i FASK accendono fuochi di rabbia e sorrisi per tutta la durata di un gran disco, bello e importante.
Da stringerci forte cuore e pugni.
 

Ti è piaciuto questo disco? Allora ascolta anche
Kids Don’t FollowThe Replacements
E’ finito il caffèGazebo Penguins
VixiFine Before You Came
 
…e leggi anche
Raccolta 1992/2012 – Alessandro Baronciani

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Big Star

#1 Record

Stax, 1972
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Canzoni che racchiudono intere vite in tre minuti di melodie immortali.
Questo è il segreto che nasconde #1 Record dei Big Star, semplicemente uno dei più grandi album che la Storia ricordi; forse, quello che meglio di ogni altro ha saputo raccontare l’età di passaggio in cui la vita è gioia luccicante eppure i ricordi già si allungano in un’ombra imprendibile.
Alex Chilton e Chris Bell, songwriter ventenni e anime ombrose, scrivono veri capolavori con gli occhi e il cuore colmi d’amore per le melodie dei Beatles, gli arpeggi dei Byrds e i cori luminosi della West Coast, investendoli di un’energia irresistibile e del tutto nuova.
Feel e When My Baby’s Beside Me sono rock’n’roll raffinati e scintillanti, In The Street e Don’t Lie To Me graffiano ruvide stringendo a sé la stella di Marc Bolan; ma il disco ricama pure arazzi acustici fatti della materia dei sogni (Give Me Another Chance, Try Again, Watch The Sunrise).
Con The Ballad Of El Goodo e Thirteen, poi, i Big Star raggiungono l’Infinito: un’armonia ariosa e corale che esplode in mille rifrazioni e un incantesimo per sole voci e chitarre, in cui si eterna la dolce malinconia dell’adolescenza, che fa di ogni tristezza un sorriso lieve.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
The Ballad Of El Goodo, In The Street, Thirteen, Feel
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Chris Bell – You And Your Sister
The Beatles – And Your Bird Can Sing
The Byrds – My Back Pages
Teenage Fanclub – Don’t Look Back
The Replacements – Alex Chilton
 
…e guarda anche
L’amore che resta – Gus Van Sant

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Green Day

Dookie

Reprise, 1994
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Avere vent’anni nella California di metà anni ‘90, la voglia di fare piazza pulita della flanella grunge con una sfilza di melodie radiose: questo è Dookie, l’album che ha dato ai Green Day la fama mondiale e a noi brani leggendari che ancora non abbiamo smesso di ballare.
La voce cristallina di Billie Joe sputa parole che sono puro distillato di attitudine slacker da Generazione X: instabilità emotiva, sesso (soli o diversamente accompagnati), insicurezze nascoste sotto strati di autoironia.
La musica pesca a piene mani dai dischi dell’Inghilterra punk del settantasette (Buzzcocks e Jam) e la aggiorna agli anni storti del college rock, in un frullato ipervitaminico di quattordici brani da antologia che hanno apici nei singoli-killer Basket Case, Longview (un basso fumato rotola per una strofa che letteralmente esplode nel ritornello), Welcome To Paradise (un bridge da capogiro), nell’elettricità pensierosa di When I Come Around e nella travolgente emotività di She.
Lasciate perdere le lagnanze dei tristi puristi del punk e dei turisti del r’n'r: Dookie è la colonna sonora perfetta per sfasciare una festa alcolica qualsiasi a colpi di air guitar.
 
Ascolta quattro brani tratti dall’album
Basket Case, She, When I Come Around, Longview
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
The Descendents – Bikeage
The Buzzcocks – Promises
The Replacements – Color Me Impressed
The Jam – In The City
The Queers – Teenage Bonehead

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Japandroids

Celebration Rock

Polyvinyl, 2012
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La polvere macinata in chilometri e chilometri di viaggio. Le orecchie che fischiano dopo concerti incendiari su palchi di quarta mano. Gli occhi pesti ma felici rimediati in un pogo alcolico indimenticabile.
A tutto questo fanno pensare le canzoni dei Japandroids, un duo voce-chitarra-batteria di improbabili nerd canadesi che scartavetra l’indie-rock più semplice ed eccitante dai tempi della creazione e regala con Celebration Rock otto nuovi inni da urlare fino a perdere la voce, da un’auto qualunque lanciata su una strada secondaria qualunque di una provincia qualunque.
Musica che non era di moda nemmeno quando andava di moda ascoltare l’alternative rock e, vivaddio!, non lo sarà mai.
Musica che brucia l’anima fin dai titoli: The Nights Of Wine And Roses, Fire’s Highway, Adrenaline Nightshift, Younger Us, The House That Heaven Built, perfino una cover del leggendario classico punk-blues For The Love Of Ivy dei Gun Club.
Per far esplodere la vita, almeno fino al prossimo concerto.

Ascolta tre brani tratti dall’album
The House That Heaven Built, Adrenaline Nightshift, Fire’s Highway

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Husker Du – Divide And Conquer
The Replacements – Color Me Impressed
No Age – Teen Creeps
Titus Andronicus – Titus Andronicus

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The Replacements

Tim

Sire, 1985
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Replacements è il suono degli anni giovani, belli e fuori di sé, festa senza fine e malinconia inconsolabile.
Paul Westerberg, il poeta nascosto in ogni ragazzo incasinato, che sputa verità e lirismo con la stessa noncuranza.
Bob Stinson, la miccia dannata di quei versi, la chitarra ubriaca e analfabeta che accende di rock’n'roll ogni angolo buio.
Tim, una sequenza di undici brani leggendari, divisi tra proiettili elettrici, veri inni della nazione alternativa come Bastards Of Young, Hold My Life, Kiss Me On The Bus o Left Of The Dial, e ballate con il cuore in mano, alla luce fioca di una festa sul punto di finire (Swingin’ Party) o di vite qualsiasi in luoghi qualsiasi in giorni qualsiasi (il capolavoro assoluto Here Comes A Regular, lacrime di pianoforte): musica che rovina cuore, fegato e polmoni, ma salva l’anima.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Bastards Of Young, Here Comes A Regular, Left Of The Dial
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Superchunk – Hyper Enough
Big Star – Ballad Of El Goodo
Paul Westerberg – Runaway Wind
Social Distortion – Story Of My Life
 
…e guarda anche
Adventureland – Greg Mottola

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