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Tiromancino

Fino a qui

Sony Music, 2018
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Sei tutto quello che non mi aspettavo
sei quella che aspettavo io da tempo
riempi la distanza da chi non sarò mai
tra le disfatte e tutti i miei vorrei
e spero solo che non finirà
sei la destinazione che mi corre in contro

a cura di Claudio D’Errico

Attivi dal 1989, i Tiromancino pubblicano un nuovo album per celebrare la propria carriera artistica. Con “Fino a qui” la band romana ripropone al pubblico i pezzi migliori, sotto forma di duetti, regalando loro una nuova luce e nuove sfumature. Molti gli artisti coinvolti nel progetto, ognuno dei quali ha scelto una canzone nel repertorio del gruppo, reinterpretandola secondo il proprio stile. Ecco quindi che troviamo e gustiamo “La Descrizione di un Attimo” con Jovanotti , “Due Destini” con Alessandra Amoroso, “Per me è importante” con Tiziano Ferro, “Un tempo piccolo” con Biagio Antonacci, “Liberi” con Giuliano Sangiorgi, “Amore impossibile” con Elisa e Mannarino, “Muovo le ali 2018” con Fabri Fibra, “I giorni migliori” con The Giornalisti, “Imparare dal vento” con Luca Carboni.

Come un giro di boa, i Tiromancino si guardano indietro, ma si rilanciano verso il futuro inserendo nell’album alcuni inediti come i due pezzi iniziali “Sale, amore e vento” e “Noi casomai”.

Federico Zampaglione, frontman dei Tiromancino, ha raccontato in un’intervista a Sony Music: “Questo per me non è un disco. È un insieme di pensieri, emozioni, amori, ricordi, canzoni, amici e tanto altro. Le tracce contenute sono come pagine di un lungo diario. Tenuto negli anni. Ma che racconta anche l’oggi… Fino a qui”.

Ti è piaciuto questo album?
Allora leggi anche Dove tutto è a metà- Federico Zampaglione

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Francesco Motta

La fine dei ventanni

Woodworm, 2016
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La fine dei vent’anni è un po’ come essere in ritardo,
non devi sbagliare strada,
non farti del male, e trovare parcheggio.
Amico mio sono anni che ti dico andiamo via,
ma abbiamo sempre qualcuno da salvare.


a cura di Claudio D’Errico

Francesco Motta, giovane cantautore toscano trapiantato a Roma, esordisce come solista nel 2016 con questo album che diventa un riferimento nel panorama delle musica indie-alternativa italiana.
Un’opera di rara forza e chiarezza nella quale Motta trasmette con energia e intensità il suo sguardo diretto e introverso senza filtri e falsi stereotipi.
L’album subito impressiona per lo stile e la profondità dei testi, che sembrano rappresentare un manifesto generazionale, misto di sentimenti e contraddizioni.
Una generazione che guarda con indulgenza ai propri parenti, come nella ballata Mio Padre Era Comunista.
Questo album rappresenta un mosaico di colori e sentimenti, dalla canzone d’amore Sei bella davvero (dedicata a un transessuale), all’omaggio particolare alla città adottiva (Roma Stasera), per la quale mostra una dipendenza quasi selvaggia.
C’è lo sfogo della rabbiosa Se Continuiamo A Correre, con una marea di influenze del miglior rock alternativo italiano (“Mi suonano alla porta, non trovo la mia faccia”, “Quello che ho sbagliato non è servito a niente, ho perso il tempo ed il denaro, le due cose più importanti”)
Sono riconoscibili nello stile musicale di Motta le tracce e il sound dei Tiromancino e della chitarra di Riccardo Sinigallia, che impreziosiscono ulteriormente i testi.
La Fine Dei Vent’Anni è il brano centrale dell’album che insieme al pezzo ‘Del Tempo Che Passa La Felicità’ ci trasmette l’energia e lo spirito dell’album: senza illusioni Motta ci dice che “Sarebbe bello finire così / lasciare tutto e godersi l’inganno / ogni volta, la magia della noia / del tempo che passa la felicità”. Un album da tenere nella propria playlist anche per disintossicarsi dai tormentoni estivi che stanno per arrivare.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Canzoni contro la natura – The Zen Circus

e vedi anche Workers Pronti a tutto – Lorenzo Vignolo

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