Archivio tag: tom waits

Cousteau

Cousteau

Palm Pictures 2000
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there’s something there…
(amongst the fallen fruit and flowers)
won’t rest
(only minutes, only hours)
unless
(now the morning breaks in showers)
I guess
we’ll remember this all of our lives
on The Last Good Day of The Year

Una voce calda e avvolgente, assolo di notevole impatto, un suono che evoca le atmosfere fumose dei night: tutto questo sono i Cousteau, gruppo inglese formatosi negli anni Novanta e scioltosi nel 2005. Peccato, perché i due album Cousteau e Sirena ci hanno regalato bei pezzi, che si rifanno allo swing degli anni Cinquanta, agli esempi di Tom Waits e Nick Cave e al pop e rock di qualche anno fa. Amatissimi in Gran Bretagna, Italia e Stati Unitit, i Cousteau, noti al grande pubblico anche grazie all’utilizzo di loro brani in pubblicità, sono stati presto dimenticati.
Allora riscopriamo alcuni loro temi e canzoni. L’inesorabile scorrere della vita di cui tratteniamo i momenti belli (The Last Good Day of The Year), o l’amore nelle sue varie declinazioni: malinconiche (She don’t hear your prayer), sensuali (One Good Reason), piene di rimpianti (Of This Goodbye). L’album è ben confezionato e pervaso da suoni e suggestioni a volte un po’ languidi, ma con echi rétro molto gradevoli ed eleganti.

Ascolta tre brani dall’album
The Last Good Day Of the Year
She don’t hear your Prayer
Of This Goodbye

E ascolta anche
Sirena – Cousteau

E leggi anche
Un ragazzo – Nick Hornby
Anime morte – Ian Rankin

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Michael Bublé

Come fly with me

2004, Warner Bros. Records- Reprise Records
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Wise men say
Only fools rush in
But I can’t help falling in love with you

Il cantante di origine canadese Michael Bublé, nella sua carriera e grazie all’inconfondibile voce, ha fatto rivivere e riscoprire al pubblico alcuni pezzi storici del jazz e dello swing.

Come fly with me è un album live (pubblicato nel 2004 e accompagnato da un DVD) nel quale vengono reinterpretati alcuni pezzi resi famosi, tra gli altri, da Frank Sinatra (il titolo dell’album deriva da una canzone contenuta nel suo omonimo disco del 1958), Elvis Presley e Van Morrison.

Tra i brani proposti, troviamo alcuni successi intramontabili come Can’t help falling in love, Fever e Moondance. Canzoni tutte da riscoprire per la loro capacità, a distanza di decenni, di essere ancora emozionanti e coinvolgenti.

Questo piacevole album di Michale Bublé è un ottimo modo per avvicinarsi ad alcuni dei brani e ad alcuni degli interpreti che hanno fatto la storia della musica alla metà del ’900.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche…
Come away with me- Norah Jones
Bad as me- Tom Waits
Swing When You’re Winning- Robbie Williams

…e leggi anche…
Tokyo blues- Norwegian Wood- Haruki Murakami

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The Pogues

If I Should Fall From Grace With God

Warner, 1988
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Sinatra was swinging,
all the drunks they were singing,
we kissed on a corner
then danced through the night

Corde strappate con rabbia o accarezzate, fisarmoniche maltrattate e canti corali schiumanti rabbia e gioia ubriaca: questo erano i Pogues, strepitosa gang anglo-irlandese guidata dal genio lunatico e alcolico di Shane MacGowan, e il loro terzo album è quello che li ha definitivamente consegnati alla storia.
La strepitosa giga di If I Should Fall From Grace With God è apertura epocale: parte, e subito ti ritrovi a cantarla stretto alle persone che contano. Due minuti di folk irlandese e ribalderie punk, come nessuno prima e nessuno poi.
Fairytale Of New York è una splendida storia d’amore e sfortuna nera, il sogno sghembo e sdentato di due migranti sotto una nevicata lieve di pianoforte e archi; un magico duetto tra MacGowan e Kirsty MacColl, puro e luminoso come Broadway a Natale, che inizia come corrispondenza di amorosi sensi e finisce a ingiurie e bicchieri lanciati.
Un vero classico, doppiato poco più avanti da Thousands Are Sailing, drammatico folk-rock che pare emulare il beccheggio delle precarie navi con cui gli irlandesi, nel XIX secolo, tentavano di raggiungere gli Stati Uniti. Il senso di tragedia è imminente, la partecipazione commossa e reale: accade in Streets Of Sorrow/Birmingham Six, cupo arpeggio che d’improvviso prende a volteggiare tra acustiche e fisarmoniche, mentre MacGowan racconta amaro dei fuochi che da sempre scuotono l’Irlanda del Nord.
Al capo opposto del disco, il divertimento acido e corrosivo di una Fiesta dagli irresistibili fiati ska. E poi altre ballate scintillanti (Lullaby Of London, The Broad Majestic Shannon) e altre danze scatenate, originali (Bottle Of Smoke, un giorno alle corse dei cavalli) e traditional (South Australia). Quindici canzoni meravigliose, che gli stessi Pogues non replicheranno più, ma che dopo tanti anni fanno ancora venire voglia di baciarsi al caldo di un fuoco, nonostante il vento freddo, la crisi, la sfiga.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
A New England – Billy Bragg
Tom Traubert’s Blues – Tom Waits
And A Bang On The Ear – The Waterboys
The Season’s Upon Us – Dropkick Murphys

…e guarda anche
La parte degli angeli – Ken Loach
This Is England – Shane Meadows

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Ken Loach

Il mio amico Eric

UK, Francia, Belgio, Spagna, Italia, 2009
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io non lo so, non so se è stato il ballo o chissà quale altra cosa a farci sentire così vicini…ma è stata una di quelle notti magiche che sai che non rivedrai mai più.

Una notte magica, quella in cui Eric Bishop ha incontrato Lily, l’amore della vita da cui ha avuto una bimba; poi, il peso delle responsabilità l’ha portato a fuggire, senza far più ritorno.
Trent’anni sono passati.
Ora Eric vive con i figliastri Jess e Ryan e lavora stancamente come postino, rimpiangendo il passato.
Unica consolazione del presente, un meraviglioso gruppo di amici con cui condividere la passione per il calcio e il Manchester United.
Un giorno la figlia Sam, prossima alla laurea, gli chiede di badare alla piccola Daisy; Eric sarà così costretto a incontrare Lily ogni giorno per affidarle la bambina, e per questo dovrà affrontare i fantasmi con cui ha da sempre rifiutato di fare i conti.
In questa difficile situazione, l’uomo trova un inatteso conforto nell’idolo Eric Cantona, genio del pallone degli anni ’90, che, come un’apparizione divina, si materializza nella sua stanza e lo aiuta a trovare un modo per rimettere insieme una vita a pezzi.
Perfetta miscela di dramma e commedia (con apice nell’esilarante sequenza di rivalsa working class dell’Operazione Cantona), Il Mio Amico Eric incanta, diverte e commuove; un inno al coraggio di rischiare, di fare delle scelte e sorprendere prima di tutto sé stessi, in cui Ken Loach asseconda l’amore per il gioco del calcio e lo rende una bella metafora della necessità di fidarsi delle persone che ci stanno vicine, dando loro tutto ciò che possiamo.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
La parte degli angeli – Ken Loach
Il maledetto United – Tom Hooper
This is England – Shane Meadows

…e ascolta anche
Greetings to the new brunette – Billy Bragg
Reel around the fountain – The Smiths
Martha – Tom Waits

Locandina di Il Mio Amico Eric, film di Ken Loach

Regia: Ken Loach
Sceneggiatura: Paul Laverty
Fotografia: Barry Ackroyd
Montaggio: Jonathan Morris
Musiche: George Fenton
Fergus Clegg: scenografia
Durata: 116′

Interpreti e personaggi
Steve Evets: Eric
Éric Cantona: sé stesso
Stephanie Bishop: Lily
Gerard Kearns: Ryan
Stefan Gumbs: Jess
Lucy-Jo Hudson: Sam
John Henshaw: Meatballs

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Fiona Apple

The idler wheel…

Sony, 2012
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give me anything, and I’ll turn it into a gift.

E’ un carillon da fiaba gotica, Every Single Night, una voce che pare mormorare da un sogno e poi si risveglia all’improvviso nella stanza, sarcastica e grottesca.
Fiona Apple sceglie di accoglierci così nel suo quarto album, The Idler Wheel Is Wiser Than the Driver of the Screw and Whipping Cords Will Serve You More Than Ropes Will Ever Do, brulicante di fantasia e vitalità, di pianoforti percossi e accarezzati e poco altro, in cui le melodie seguono percorsi imprevedibili come il ribollire del sangue.
Valentine è una ballata jazzy a luci soffuse, apparentemente pacificata; eppure, quell’interpretazione spezzata, quell’insistente rivolgersi a qualcuno che non possiamo vedere, la rendono strisciante d’inquietudine, medesimo incantesimo di Werewolf e dello scheletro sonnambulo Regret, in cui Fiona si abbandona a urla rauche in tutto simili a una crisi nervosa.
Brani come Jonathan, Daredevil, Periphery o Anything We Want sono vita che si fa teatro, giravolte di un’anima infiammabile esposta sul palcoscenico e parenti strette di Tom Waits.
In un album memorabile dall’inizio alla fine, svettano poi due numeri di classe assoluta: il ragtime a rotta di collo di Left Alone e l’ipnotico intreccio di voci quasi hip-hop di Hot Knife, che chiude il programma lasciando la sensazione che davvero Fiona Apple possa fare di ogni cosa un dono.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Dirt in the ground – Tom Waits
20 years of snow – Regina Spektor
Stoned soul picnic – Laura Nyro
Angels gone before – Little Annie & Baby Dee
 
…e guarda anche
Magnolia – Paul Thomas Anderson
 
Scaricate gratis e legalmente i primi tre album di Fiona Apple da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo!

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Michel Gondry

Be kind rewind

Usa, 2007
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Tu sei il miglior regista che io conosca e io sono il miglior attore che io conosca.

A un angolo di strada di Passaic, New Jersey, in un edificio scalcinato in cui si dice abbia vissuto il grande pianista jazz Fats Waller, si trova Be Kind Rewind, un piccolo videonoleggio in difficoltà: il DVD sta soppiantando le vecchie VHS e l’amministrazione della città sta per rilevare il fabbricato per riqualificare il quartiere.
Un giorno, convinto di trovare una soluzione, il vecchio Fletcher parte lasciando il negozio nelle mani di Mike, con l’unica avvertenza di guardarsi bene dall’amico Jerry, vero uragano paranoico capace di abbattere ogni cosa.
E puntualmente, dopo un maldestro tentativo di sabotaggio della centrale elettrica, Jerry acquisisce “portentose” capacità, smagnetizzando tutti i nastri del Be Kind Rewind.
Di fronte alle pressanti richieste della clientela, ai due non resta che girare dei remake dei film a disposizione: ed eccoli alle prese con versioni a bassissima fedeltà e rigorosamente sweded di cult come Ghostbusters e RoboCop o intramontabili classici come 2001: Odissea Nello Spazio, King Kong e A Spasso Con Daisy, prendendoci per mano lungo un divertentissimo viaggio di celluloide che conduce a un indimenticabile e dolcissimo finale.
Capolavoro in miniatura che è un volo in un mondo piccino e meraviglioso, Be Kind Rewind è l’ennesima conferma del genio di Michel Gondry che, nel consueto ottovolante di mirabolanti invenzioni, dirige un cast di attori perfettamente calati nella parte (fulminante, al solito, Jack Black), omaggiando con nostalgia e gioia un’epoca passata, piena d’un amore profondo per la musica e il cinema; ma senza malinconia, poichè tanto c’è ancora da fare, vedere e ascoltare anche se in modi radicalmente nuovi.
Un vero tributo, come quello di una sempre bellissima Mia Farrow, ai film che hanno cuore e anima.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
L’arte del sogno – Michel Gondry
Moonrise Kingdom – Wes Anderson
Ghostbusters – Ivan Reitman
 
…e ascolta anche
Ain’t Misbehavin’ – Fats Waller
Closing Time (album) – Tom Waits
Everlong – Foo Fighters
 
…e leggi anche
Remix – Lawrence Lessig
 
Locandina di Be Kind Rewind, film di Michel Gondry
Regia: Michel Gondry
Soggetto: Michel Gondry
Sceneggiatura: Michel Gondry
Fotografia: Ellen Kuras
Musiche: Jean-Michel Bernard
Effetti speciali: Fabrice Lagayette, Tim Rossiter
Durata: 102′
 
Jack Black: Jerry
Mos Def: Mike
Danny Glover: Signor Fletcher
Mia Farrow: Signora Falewicz
Melonie Diaz: Alma
Sigourney Weaver: Signora Lawson

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J.R. Moehringer

Il bar delle grandi speranze

Piemme, 2007, 486 p.
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Molto prima di avermi come cliente, il bar mi ha salvato. Mi ha ridato fiducia quand’ero bambino, si è preso cura di me quand’ero adolescente e mi ha accolto quand’ero un giovane uomo. Anche se siamo attratti, temo, da cio’ che ci abbandona, o promette di abbandonarci, alla fine credo che sia quel che ci accoglie a segnarci. Naturalmente io ho ricambiato l’abbraccio del bar, finchè una notte il bar mi ha messo alla porta, e abbandonandomi mi ha salvato la vita.

 

Ognuno di noi ha un luogo sacro, dove il suo cuore è più puro, la sua mente più lucida. Così il giovane Moheringer in questo romanzo autobiografico descrive il bar Dickens, dove trascorre la propria infanzia e gioventù. Chiassoso, strano, amatissimo, il Dickens è un luogo speciale, rifugio di umanità, antidoto alla solitudine. Ad otto anni Moheringer è infatti un bambino sognatore, che, privo della figura paterna, cerca e trova in Steve (saggio e carismatico barista ) e negli avventori del Dickens una sorta di seconda famiglia, dalla quale impara la vita, nella quale sperimenta le emozioni, l’amicizia, l’amore ed anche il dolore.
Una storia divertente, sorprendente, calda, che parla di empatia e comprensione.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche Open – Agassi/Moehringer
 
… ascolta anche Bad as me – Tom Waits
 
e guarda anche Bagdad Cafe’ – Percy Adlon

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Tom Waits

Bad As Me

Anti, 2011
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Ogni album di Tom Waits si riconosce lontano un miglio eppure suona fresco e nuovo come fosse un esordio, perchè Tom Waits sa rinascere affamato e licantropo ogni volta.
In Bad As Me, ultimo capolavoro, la sua voce da orco si lancia in blues dei bassifondi marci e traballanti come Raised Right Men, marce verso l’inferno (Hell Broke Luce, Satisfied), sincopi rock’n'roll da infarto (Chicago, Get Lost).
Ma Tom Waits significa anche ballate strappacuore, meraviglie che sanno di confine e viaggio e deserto (Face To The Highway, Last Leaf),che commuovono alla prima nota (Pay Me, New Year’s Eve), che sembra di sentire il rumore della puntina che si abbassa sul giradischi (Kiss Me).
Tenete a mente album come questo, quando vi chiederanno cosa portarvi su un’isola deserta.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Bad As Me, Pay Me, Satisfied
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Jon Spencer Blues Explosion – Blues Explosion Man
Captain Beefheart – Ice Cream For Crow
The Pogues – A Rainy Night In Soho

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