Archivio tag: trail of dead

At The Drive-In

Relationship Of Command

Fearless Records, 2000
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have you ever tasted skin?
sink your, sink your teeth in it

Atto finale dei grandi At The Drive-In, dopo anni di dischi ed EP, tour interminabili e un successo sempre crescente, Relationship Of Command è una bomba innescata che all’inizio del nuovo millennio esplode in tutta la sua potenza; un trauma per la band stessa, che non saprà gestire le nuove tensioni e finirà per sciogliersi in altri progetti.
Musica complessa e melodica, emotiva e politica, in cui post-hardcore ed emo-core si mischiano a sporadiche tentazioni elettroniche e a influenze etniche figlie delle origini assai varie di Cedric Bixler-Zavala, Omar Rodriguez-Lopez, Jim Ward, Paul Hinojos e Tony Hajjar.
Le undici canzoni si contorcono, sbavano rabbia, urlano per dar voce a chi ne sia stato privato, con quella sete di giustizia vera che solo in pochi conservano dopo i vent’anni: ancora oggi l’assalto di Arcarsenal è un colpo terrificante battuto alla porta dei potenti. Pattern Against User, altrimenti velocissima, vanta un prezioso stacco in levare, mentre Rolodex Propaganda si avvale degli interventi vocali di Iggy Pop.
E poi One Armed Scissor, Sleepwalk Capsules, Mannequin Republic, Cosmonaut: tutte devastanti, con il cuore in gola. Solo nella conclusiva Non-Zero Possibility e Invalid Litter Dept. i ritmi sembrano distendersi, ma la seconda è forse il capolavoro del disco, chitarre liquide e cori fluttuanti fino all’esplosione incontenibile del chorus e un finale terremotante.
In Relationship Of Command, pietra miliare del rock moderno, gli At The Drive-In suonano come fosse davvero l’ultima cosa da fare al mondo, i denti affondati nella carne viva.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Public Witness Program – Fugazi
Testify – Rage Against The Machine
Caterwaul – Trail Of Dead
For Want Of – Rites Of Spring

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Fine Before You Came

Quassù c’è quasi tutto

La Tempesta, 2014
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spegniamo tutto, restiamo soli,
non pensiamoci più
ma cerchiamoci ovunque, facciamolo adesso
che domani non c’è

Ogni volta che i Fine Before You Came se ne escono con qualcosa di nuovo, è davvero difficile non restarne scossi. Dall’emotività esplosiva di Sfortuna e Ormai, le loro trame sonore si sono sempre più rarefatte, approdando infine alle cinque tracce di Come Fare A Non Tornare, che ha definito un modo realmente unico di accostare emo-core, post-rock e testi personalissimi eppure sempre capaci di coinvolgere.
Poi, dieci giorni fa, è arrivato un altro dono: come sempre inaspettato, come sempre in free download, Quassù C’è Quasi Tutto è un EP di sole due canzoni che spinge ancora un poco in là i confini di una musica sempre più sfumata e dilatata.

“Angoli” prende forma lungo un’introduzione di chitarre vaghe e colpi minacciosi, prima che un ipnotico arpeggio si faccia strada, preparando il terreno al cantato di Jacopo, ormai dimentico delle urla del passato; a metà del brano, poi, una sognante sospensione apre letteralmente al cielo, sollevata da un coro lieve e distante. Quindi la nebbia, che pareva finalmente soffiata via, torna ad addensarsi e riporta il pezzo alla struttura originaria, trascinandolo ben oltre i dieci minuti.
“Distanze” brucia lentamente, tra voci in sovrapposizione e riverberi, fino al break che in un attimo rilascia tutta la tensione accumulata in precedenza.

Una volta, raccontando di Neil Young e del capolavoro Everybody Knows This Is Nowhere, in cui il musicista canadese si abbandonava per la prima volta a devastanti sfuriate chitarristiche, Carlo Bordone ha scritto che ogni nota suonata, lì, era necessaria, come “una particella in più di sofferenza e di gioia”. Fatte le debite proporzioni, è quello che accade in questo album, troppo breve eppure miracolosamente bastante a sé: c’è bisogno di tutto questo e non serve altro.
Quassù c’è quasi tutto.


Un altro domani – Massimo Volume
Lean out – Crash Of Rhinos
A delicate sense of balance – Pelican
How near how far – And You Will Know Us By The Trail Of Dead

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Fugazi

In On The Kill Taker

Dischord, 1993
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got a lot of questions for me
you got a lot of questions for me
got your finger pointing at me
distrusted
I look for wires when I’m talking to you
you’d make a great cop

I will not lie, dichiarano ripetutamente i Fugazi nell’artwork di In On The Kill Taker, pubblicato nel 1993 a seguito di pietre miliari come 13 Songs, Repeater e Steady Diet Of Nothing.
E l’onestà, qui, è il punto centrale della faccenda, cuore di una musica da sempre davvero indipendente, nella forma e nella sostanza; politica, nel senso nobile del termine.
Distante dalle contorsioni più sperimentali dei precedenti lavori, l’album si apre con l’interferenza di Facet Squared e l’urlo di Ian MacKaye azzanna l’ascoltatore alla gola sovrastando chitarre che squarciano la pelle; a ruota, l’uragano Public Witness Program definisce in due minuti l’intero genere emo-core, con Guy Picciotto a sputare bile nella strofa che anticipa uno spettacolare chorus; più avanti, Smallpox Champion e Walken’s Syndrome ne replicheranno quasi l’impatto terremotante.
Returning The Screw e Instrument ringhiano su tempi medi, tra attimi di quiete appena percettibile e deflagrazioni post-hardcore, laddove Great Cop è forse l’inno punk definitivo di MacKaye.
Ma dietro ogni angolo, in ogni momento, i Fugazi sanno nascondere una sorpresa: Cassavetes, dedicata al regista americano, recupera il groove rumorista di Repeater nelle ritmiche sincopate di Joe Lally e Brendan Canty; 23 Beats Off beccheggia tra arpeggi e distorsioni fino a culminare in quattro minuti di puro delirio noise, un attimo prima dello strumentale Sweet And Low, tenera carezza swing in luce soffusa.
A concludere, la preziosa Last Chance For A Slow Dance, apice di lirismo e poesia, sigillo di un’opera dall’influenza incalcolabile e simbolo di un modo di fare musica divenuto, col tempo, vero modello di vita.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Arcarsenal – At The Drive-In
It Was There That I Saw You – …And You Will Know Us By The Trail Of Dead
Youth Against Fascism – Sonic Youth
All There Is – Rites Of Spring

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The Smashing Pumpkins

Mellon Collie And The Infinite Sadness

Virgin Records, 1995
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Che nella testa non ancora completamente calva di Billy Corgan si nascondesse il capolavoro, era chiaro fin dall’inizio. Questo album ne fu la dimostrazione.
Ventotto meravigliose canzoni che narrano lo straordinario e fantasioso casino dell’adolescenza nel bel mezzo degli anni ’90, con le chitarre che piangono urlano accarezzano stridono sopra testi indimenticabili, una voce nasale e capricciosa e una batteria (Jimmy Chamberlin) che apre voragini nel pavimento. E quei video…
Gli Smashing Pumpkins non saranno mai più gli stessi, dopo questo album; ma la loro missione di cambiare la vita di molta gente era già stata compiuta: ascoltatelo e il mondo, almeno per un po’, non sembrerà più un vampiro.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Tonight, Tonight, Bullet With Butterfly Wings, 1979
 
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Silversun Pickups – Lazy Eye
Trail Of Dead – Caterwaul
My Bloody Valentine – Sometimes

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