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Neutral Milk Hotel

In the aeroplane over the sea

Merge Records, 1998
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and one day we will die, and our ashes will fly from the aeroplane over the sea. But for now we are young, let us lay in the sun and count every beautiful thing we can see.

Nel paese dove gli aeroplani sono grammofoni che mandano musica da vinili graffiati e la gente li saluta dal mare, vive un album che è un mondo intero di sogni e visioni, incubi e speranze.
In The Aeroplane Over The Sea dei Neutral Milk Hotel è l’anima di Jeff Mangum, per sempre riposta in uno scrigno di undici canzoni capaci davvero di rendere migliore la vita.
Le parole scorrono come un fiume, ma ogni singola goccia è necessaria per disegnare e riportare fra noi teneri fantasmi: l’ispirazione del disco nasce solo in parte dalla lettura del Diario di Anne Frank, eppure è difficile non pensare a lei come all’unica ragazza che il narratore abbia mai amato, venuta al mondo con petali di rosa per occhi.
E con la stessa poesia si scoprono l’amore e il sesso, una spiritualità che svela luce in ogni cosa, una giovinezza che vive per sempre poichè il tempo non esiste e nulla, almeno qui dentro, muore mai davvero.
Tra chitarre acustiche accarezzate o maltrattate, polvere elettrica a bassa fedeltà, batteria acrobatica e fiati da banda di paese, la voce nasale e instancabile di Mangum ci accompagna nel sole di ballate indie-folk (The King Of Carrot Flowers Pt.One, In The Aeroplane Over The Sea, Communist Daughter) e tra le ombre scure della funerea Oh Comely; poi esplode di energia in The King Of Carrot Flowers Pt.Two & Three e in uno dei power-pop più belli mai scritti (Holland, 1945) e rilegge il folk con foga dylaniana in Two-Headed Boy.
Dopo l’ultima canzone, lo si sente riporre la chitarra e andarsene.
Mangum e la sua band non incideranno più nulla, ma le loro meraviglie continuano a risuonare da quell’aeroplano sopra il mare.


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Kressmann Taylor

Destinatario sconosciuto

Rizzoli, 2003
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Sono così disperato che non puoi nemmeno immaginarlo … E tutte quelle lettere che mi hai consegnato, adesso ne devo rispondere … mi hanno portato dentro, me le hanno mostrate; mi hanno chiesto di rivelargli il codice, un codice! Come hai potuto tu, amico di lunga data, farmi una cosa del genere!

Un romanzo epistolare pubblicato nel 1939, da leggere senza interruzioni, che racconta di un’amicizia travolta dall’affermarsi del  nazismo, o meglio dalla devastazione morale di cui forse l’avvento di Hitler fu più punto d’arrivo che causa. Con geniale sintesi ed un uso accurato del linguaggio e dei tempi, l’autrice ci parla di quella parte della società tedesca che non seppe opporsi alle prime avvisaglie antisemite, un po’ ammiccando per interesse , un po’ fingendo di non vedere, scendendo a patti con la propria coscienza ed ignorando colpevolmente gli appelli alla solidarietà da parte di chi da lì a poco sarebbe finito negli agghiaccianti ingranaggi della Soluzione Finale. Un libro che parla di tradimento, di egoismo, di meschinità. La conclusione fa gelare il sangue. Come peraltro è giusto che sia.

 

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