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Anders Walter

I Kill Giants

2018, Usa, Netflix
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Siamo sempre più forti di quel che crediamo

Barbara Thorson è una dodicenne, geek e amante dei giochi di ruolo, che fa a botte (letteralmente) con gli altri adolescenti che non riescono a comprenderla.  Nessuno di loro sa che Barbara li protegge da una minaccia incombente: i Giganti. Queste creature arriveranno presto a devastare la città e l’unica in grado di fermarli è Barbara in possesso di un martello magico, l’unica arma in grado di danneggiarli. La guardiana monta trappole, esche, scruta i presagi per cogliere i segnali di arrivo dei Giganti. Suo fratello e sua sorella non si curano della sua missione, mentre Sophia la nuova arrivata dall’Inghilterra sembra prenderla in simpatia e inizia a seguirla con diffidenza.

I Kill Giants è approdato su Netflix portando sullo schermo la trasposizione del pluripremiato fumetto di Joe Kelly e Ken Niimura.
Fumetto gigantesco molto complesso e profondamente allegorico, I Kill Giants è stato tradotto fedelmente in questo ottimo prodotto curato dai creatori della saga filmica di Harry Potter e da Anders Walters, regista esordiente che ha saputo trovare le giuste atmosfere per una storia non facile, molto significativa e che colpisce al cuore. Le atmosfere, la solitudine maestosa di Barbara, la crudeltà del bullismo, la ferocia della vita, l’amore dei famigliari e degli amici fanno sì che questo racconto diventi una vera e propria parabola di speranza e di vita. A differenza del fumetto l’azione e i combattimenti sono resi ai minimi termini per lasciare spazio al thriller psicologico e alla tensione della protagonista che prova in tutti i modi ad adattarsi ed emergere in una società che la rifiuta in toto.

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il fumetto I Kill Giants – J.Kelly e Ken Nimura 

Guarda anche:

Stranger Things – Matt e Ross Duffer 

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Regia: Anders Walter

Sceneggiatura: Joe Kelly

Musiche: Laurent Perez Del Mar

Cast: Madison Wolfe, Imogen Poots, Sydney Wade, Rory Jackson, Zoe Saldana

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Edward Zwick

La grande partita

2014, Usa
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Sai perchè la gente fallisce nella vita? Perchè non pensa. Immagina di pensare, invece va solo a naso.

La Grande Partita (Pawn Sacrifice), docudrama e biopic  sul prodigio degli scacchi Bobby Fischer diretto da Edward Zwick e con protagonista Tobey Maguire. Presentata al TIFF la pellicola segue la vera storia di Bobby Fischer, genio del gioco degli scacchi che nel 1972 fu protagonista della “partita del secolo” della World Chess Championship disputata contro il campione dell’USSR Boris Spassky, quest’ultimo interpretato nel film da Liev Schreiber.

Il racconto, anche attraverso i numerosi flashback dedicati all’infanzia tormentata del protagonista, è abile nella costruzione di un personaggio combattuto, diviso tra la voglia di primeggiare su tutto e la sua paranoia dilagante nei confronti dei sovietici, alimentata anche dalla spropositata campagna mediatica e dalla politica ossessiva di Richard Nixon.  La vicenda di Fischer , diventa, non lo sfoggio di un genio irrefrenabile, ma il prologo della morte di una stella. La storia de La grande partita, infatti, si esaurisce un attimo prima della lenta “scomparsa pubblica” di Fischer. Film attento e didascalico nel ritrarre il quadro di una figura complessa, resa quasi vittima di un clima politico al limite del delirio che mostrò al mondo intero la bellezza di uno sport intellettuale, antico come il mondo, avvelenato da scopi internazionali e manovre mediatiche.

Mirabile la fotografia di Bradford Young; musiche di James Newton Howard. Prodotto nel 2014, il film è stato distribuito in Italia direttamente sulla piattaforma digitale Netflix nel 2018.

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An education – Lone Scherfig

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Miele – Ian McEwan

Ascolta anche : Black in Black – Ac/Dc

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Regia: Edward Zwick

Sceneggiatura: Steven Knight

Distribuzione: Eagle Pictures

Musiche: James Newton Howard

Fotografia: Brandford Young

Cast: Liev Schreiber, Lily Rabe, Tobey Maguire, Peter Sarsgaard, Robin Weigert

 

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Greta Gerwig

Lady Bird

2017, Usa
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Sembro davvero una di Sacramento io non voglio sembrare una di Sacramento.
Tu lo sei Christine
Io non sono Christine, sono Lady Bird
Puoi giurarci che sei Christine, mia piccola Lady Bird.

Lady Bird è il sofisticato, ricercatissimo soprannome che l’adolescente Christine MacPherson sceglie per se stessa. Nata e cresciuta a Sacramento, in California, Christine sogna di trasferirsi a New York per frequentare una prestigiosa università dove vivere avventure e scovare opportunità a ogni angolo che nella sua cittadina le sembrano impossibili anche solo da immaginare. Giunta all’ultimo anno di liceo, la sua domanda di ammissione al college è povera di crediti extracurriculari, così per accedere al corso di studi dei suoi sogni, la diciassettenne è costretta a iscriversi al club teatrale del suo liceo dove inizierà davvero a capire come gira il mondo e chi davvero vorrà essere in futuro.

“Uno si crede incompleto invece è solo giovane” così Calvino cerca di depotenziare la sensazione di urgenza che attraversa tutti noi nei primi anni della maturità. Èd è quello che fa Greta Gerwig in questo suo racconto di formazione, per una volta tutto al femminile divertente, tenero ed ironico. Lady Bird è una giovanissima Holden trasferita dalle strade di Manhattan a quelle semideserte, silenziose, molto middle class – e con la crisi economica forse anche qualcosa in meno – di Sacramento. Lei si barcamena tra l’amica del cuore, un’indole polemica, le prime deludenti esperienze sentimentali e il difficile rapporto con la madre. Siamo nel 2002, tra l’11 settembre e la seconda guerra in Iraq, all’ultimo anno di un liceo cattolicissimo. Il sogno della ragazza è quello di andare a studiare in un’università prestigiosa dell’East Coast. La meta è sempre New York. La metropoli però si rivela solo un’immagine mentale a cui si sovrappone la ruvidezza intima di Sacramento. Il cuore di Lady Bird risiede quindi in questa capitale dello Stato della California, e per quanto provi a sfuggirvi scoprirà che sarà proprio quel tratto ruvido e pragmatico a salvarla dalla patinatissima NY post 11 settembre. La Gerwig è infatti nata e cresciuta, magari leggendo i saggi della giornalista e scrittrice Joan Didion, nativa di Sacramento anche lei e, come evidenzia la citazione a inizio film, fonte di ispirazione dell’operazione. Per tutto il film non possiamo fare a meno di chiederci se in qualche modo siano i luoghi a condizionare la nostra esistenza, il nostro destino, oppure siano le narrazioni e le percezioni degli spazi che ci costruiamo nella nostra memoria a condizionarci. Indirettamente nella citazione iniziale Joan Didion ha già risposto: “Anybody who talks about California hedonism has never spent a Christmas in Sacramento” frase del celeberrimo Blues Nights che la consacra come migliore autrice americana degli ultimi anni.

2 Golden Globe meritati. Delizioso.

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Corniche Kennedy – Maylis De Kerangal

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The XX – I see you

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Libere, Disobbedienti, Innamorate – Mayasaloun Hamoud

 

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Genere: Commedia – Formazione
Regia: Greta Gerwig
Sceneggiatura: Greta Gerwing
Cast:  Saoirse Ronan, Laurie Metcalf, Tracy Letts, Lucas Hedges, Timothée Chalamet

 

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Tony Gilroy

Michael Clayton

Usa, 2007
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Io non faccio miracoli, faccio le pulizie.
Il calcolo qui è semplice: meno casino c’è,
più facile è per me pulire.

Un legal thriller ben congegnato, la cui buona riuscita è garantita da una eccellente regia e da ottimi interpreti, tra cui George Clooney e Tilda Swinton.

Non sempre una laurea in legge conduce ad una carriera limpida e votata alla giustizia. Michael Clayton, ex procuratore distrettuale, questo lo sa benissimo.

Dopo una vita spesa a coprire le malefatte di ricchi clienti, Michael si trova infatti faccia a faccia con un incarico che gli pone una serie di interrogativi morali e lo stimola ad un riscatto personale.

Le sue certezze traballano e lo costringono a scelte difficili.

Ti è piaciuto questo film? Allora vedi anche
Erin Brockovich – Steven Soderbergh
Il socio – Sidney Pollack
Il rapporto Pelican – Alan J. Pakula

e leggi anche Mystic River – David Lehane

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Regia: Tony Gilroy
Durata: 125′

Personaggi ed interpreti:
Michael Clayton: George Clooney
Marty Bach: Sidney Pollack
Karen Crouder: Tilda Swinton

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Duncan Jones

Warcraft. L’inizio

USA, 2016
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Articolo scritto da Paola Vailati

Dalla luce vengono le tenebre, dalle tenebre viene la luce.

Su Azeroth la pace è a repentaglio: tramite un portale magico, un esercito di orchi guidati da Gul’dan sta invadendo il regno degli umani deciso ad impadronirsene.

A ispirare il malvagio stregone è il Vil, una magia oscura che ha bisogno di sacrifici di vita per generarsi e mantenere aperto il portale che collega i due mondi.

Durotan, orco capoclan dei Lupi Bianchi, si oppone alla crudele logica del Vil e insieme a Garona, mezz’orchessa schiavizzata da Gul’dan per le sue origini impure, lotta per trovare insieme agli umani guidati da Re Llein e da Lothar, comandante militare del regno, un modo per fermare lo spietato orco stregone.

Da fronti opposti, due eroi affronteranno un conflitto che deciderà il destino delle loro famiglie e dei loro popoli.

Warcraft è un film fantasy tratto dall’omonima serie di videogiochi.
Il più grande successo della pellicola è tecnologico; risultato di un progetto sviluppato in computer grafica in tutto debitore al Signore degli Anelli di Peter Jackson.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche…
Il Signore degli Anelli – Peter Jackson
Scontro tra Titani – Louis Leterrier

… leggi anche…
Il Signore degli Anelli – J.R.R. Tolkien
Lo Hobbit – J.R.R. Tolkien

… e ascolta anche…
Zombie – The Cramberries
In the Shadows – The Rasmus

Warcraft Duncan Jones

Regia: Duncan Jones
Sceneggiatura: Duncan Jones, Charles Leavitt
Durata film: 123′

Interpreti e personaggi:
Travis Fimmel: Anduin Lothar
Paula Patton: Garona
Ben Foster: Medivh
Toby Kebbel: Durotan
Dominic Cooper: Re Llane
Daniel Wo: Gul’dan
Anna Galvin: Draka

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Sean McNamara

soul surfer

Usa, 2011
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Articolo scritto da Paola Vailati

La normalità è così sopravvalutata!

L’adolescenza idilliaca della talentuosa Bethany viene improvvisamente sconvolta quando, a tredici anni, perde il braccio sinistro a causa dell’attacco di uno squalo.
Bethany si trova davanti ad una grande prova; non solo il suo corpo è deturpato ma ciò che più conta per lei, il surf, sembra un sogno svanito.

L’incidente, oltre a rendere Bethany timorosa del giudizio altrui in merito alla sua menomazione, ha anche teso i rapporti tra i membri della famiglia e ha messo in crisi la loro fede religiosa; elemento decisivo quest’ultimo per lo sviluppo dell’intera sceneggiatura.
Sarà una missione umanitaria compiuta nella Thailandia devastata dallo tsunami a far riscoprire ad una Bethany ormai scoraggiata e decisa a lasciare il surf, la completa fiducia nelle proprie possibilità.

Soul Surfer è un film del 2011 diretto da Sean McNamara basato sulla storia vera della surfista Bethany Hamilton su cui è stato scritto anche il racconto biografico Soul Surfer: a true story of faith, family, and fighting to get back on the board che ha ispirato il titolo della pellicola.

E’ un film che offre importanti spunti di riflessione e regala un finale emozionante con i video della vera Bethany che surfa dopo l’incidente e racconta la propria testimonianza in interviste e apparizioni televisive speciali.

Ti è piaciuto questo film? Allora leggi anche…
Melody- Sharon M. Draper
Quando tutto diventò blu- Alessandro Baronciani
Colpa delle stelle- John Green

… ascolta anche…
Unstoppable – Sia
Try everything – Shakira

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Regia: Sean McNamara
Sceneggiatura: Sean McNamara, Deborah Schwartz, Douglas Schwartz, Michael Berk
Durata del film: 106 min.

Interpreti e personaggi:
AnnaSophia Robb: Bethany Hamilton
Helen Hunt: Cheri Hamilton
Dennis Quaid: Tom Hamilton
Lorraine Nicholson: Alana Blanchard

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Michael Mohan, Ry Russo-Young

Everything Sucks!

2018, Usa
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Mi sembra di essere stata in silenzio per così tanti anni

Ci troviamo nel 1996, alla Boring High School (il Boring non è solo una licenza poetica). I protagonisti sono un trio di ragazzi un po’ nerd, ma neanche troppo, e un po’ sfigati. Uno di loro, di nome Luke, bravissimo cineasta in fasce che si innamora della schiva Kate, figlia del preside della scuola.  Aiutato dai due amici cerca di fare breccia nel cuore della giovane che però non è sicura del suo orientamento sessuale e inizia una fase di scoperta che seminerà nuovi teen drama ma anche tanto divertimento e nuove avventure. Kate e i ragazzi entrano a fare parte del club audiovisivo scolastico l’AV club che darà battaglia al gruppo di teatro per contendersi il prestigio scolastico che porterà a un brillante epilogo.

L’effetto nostalgia (come in  Stranger Things) è immediato. Ci troviamo immersi in oggetti che hanno costellato la nostra infanzia. Le VHS, i Blockbuster, gli Oasis, Tori Amos, i Cranberries, la musica dance. Ma anche i telefoni di casa divisi con i genitori che cercano di ascoltare le conversazioni, i primi piercing al naso, le fughe ai concerti rock, i primi accenni di internet che dava bella mostra di sé come la prima grande enciclopedia globale, i poster in camera di idoli della tv e delle prime serie televisive (Leonardo di Caprio appena sceso dal Titanic quanto tempo è passato!) ritagliati da pessimi giornali per adolescenti.  E’ la particolarità della coppia di protagonisti, tuttavia, la vera forza della storia che non lascia arenare la serie in un piatto revival. Lui, di origine afroamericana, è stato abbandonato dal padre appassionato di cinema da cui ha ereditato l’interesse per la regia; lei, aspirante camerawoman, ha perduto la mamma ed è stata cresciuta da un dolcissimo padre single che è anche il preside della scuola. Uno è innamorato dell’altra come lo si può essere a quattordici anni, ma l’altra lo vede come amico perché alle prese con la scoperta della propria omosessualità. Sta in quest’ultimo aspetto, nello specifico, la forza della serie: nel ritratto di una giovane donna diversa dalle altre che conquista lo spettatore al primo sguardo e non si lascia dimenticare.

La regia è creativa e ben costruita, forse i dialoghi e alcune sensazioni andavano approfondite ma il racconto è molto umano e divertente.  Tutto questo vale 10 episodi da 30 minuti l’uno da guardarsi tutto di un fiato.

Se ti è piaciuto guarda anche:

Lukas Moodysson Fucking Amal 

Matt e Ross Duffer Stranger Things 1 e 2

Leggi anche:

E.Galiano, Eppure cadiamo felici 

Ascolta anche l’intera discografia di Tori Amos in particolare:

Tori Amos Collections: Tales of a Librarian che contiene Silent All these Years a cui si ispira l’intera serie

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Genere: Commedia drammatica

Ideatore:  Ben York Jones, Michael Mohan

Regia: Michael Mohan, Ry Russo-Young

Cast: Jahi Di’Allo Winston, Peyton Kennedy, Patch Darragh, Claudine Mboligikpelani Nako, Quinn Liebling,  Elijah Stevenson, Sydney Sweeney, Abi Brittle, Nicole McCullough, Zachary Ray Sherman

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Creedence Clearwater Revival

Cosmo’s Factory

Fantasy Records , 1970
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Heard the singers playin’, how we cheered for more.
The crowd had rushed together tryin’ to keep warm.
Still the rain kept pourin’, fallin’ on my ears
And I wonder, still I wonder who’ll stop the rain.

Correva l’anno 1970. L’ambiente musicale ribolliva come mai prima d’ora. I Beatles si sciolgono, e Paul McCartney fa uscire il suo primo album da solista. I Led Zeppelin fanno uscire il loro terzo album e suonano nel famoso concerto tenutasi alla Royal Albert Hall. Si intromettono anche i Black Sabbath, con il loro primo album che terrorizza il mondo con il diabolus in musica.Il Festival dell’isola di Wight attira circa 600.000 persone. Qui si riuniscono decine di artisti per quello che sarà l’ultimo grande festival di musica. Jimi Hendrix e Janis Joplin muoiono l’uno a pochi giorni dall’altra.
In questo mosto di artisti immortali spuntano anche i Creedence Clearwater Revival, che a Luglio del 1970 fanno uscire, grazie alla inesauribile vena artistica di John Fogarty, cantante e chitarrista del gruppo, il loro quinto album in tre anni: Cosmo’s Factory.
L’album, come i predecessori, è un miscuglio eterogeneo di generi musicali: si passa dal Rock n’ Roll classico anni ’50 di matrice Little Richard con Travellin’ Band, al Folk americano miscelato saggiamente con il Country di Lookin’ Out My Back Door; dall’hard rock di Ramble Tamble che accelera e rallenta come un cavallo che dal trotto passa al galoppo ed ancora al trotto, al Soul appassionato, ricco di un assolo al sassofono suonato dallo stesso Fogarty, di Long As I Can See the Light.
C’è spazio anche per grandi del passato grazie alle quattro cover, tra cui spiccano Before You Accuse Me di Bo Diddley e I Heard It Trough The Grapevine, divenuta famosa grazie alla versione di Marvin Gaye, riproposta dai Creedence in una versione che tocca gli 11 minuti.
La Guerra del Vietnam è un tema caro ai Creedence, che decidono di parlarne con due canzoni: Run Trought the Jungle, una protesta diretta e schietta che rende perfettamente l’atmosfera umida, selvaggia e stagnante della giungla vietnamita; e Who’ll Stop the Rain, una delle canzoni più riuscite in assoluto del gruppo: un folk acustico che cela dietro il testo un velatissimo quanto potente messaggio, ancora oggi attuale, di malessere delle generazioni di giovani in balia degli eventi.
Tra tutti gli album dei Creedence questo è forse il migliore, quello che spicca di più. La varietà dei generi rende impossibile non trovare una canzone che piaccia, che sia muovere i fianchi a tempo ricordando gli anni ’50, riascoltare i grandi classici del blues, ascoltare il suono delle corde di bronzo della chitarra acustica folk, concentrarsi sugli ottoni che fanno da cornice a un soul lento, o semplicemente ascoltare una bella canzone.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche Born to run – Bruce Springsteen
… guarda anche
Good Morning Vietnam – Berry Levinson
Forrest Gump – Robert Zemeckis
e leggi anche Una passeggiata nei boschi – Bill Bryson

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Garth Davis

Lion: la strada verso casa

2016, Australia - Gran Bretagna - USA
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Ogni notte mi addormento immaginando di percorrere la strada di casa… E di rivedere mia madre, per sussurrarle all’orecchio: sono qui.

Il film racconta la storia vera e commovente di Saroo Brierley, tratta dalla sua autobiografia.

Saroo nasce nell’entroterra povero dell’India, abita in un piccolo villaggio con la madre, il fratello maggiore e la sorella più piccola. Una sera il piccolo Saroo decide di accompagnare il fratello al lavoro, ma si perde in una stazione ferroviaria. Spaventato e infreddolito sale su un treno che lo porta, dopo due giorni di viaggio, a Calcutta. Dopo varie vicende e non ritrovando la via di casa Saroo viene portato prima in un orfanotrofio e poi adottato da un’amorevole famiglia australiana.

Passati vent’anni Saroo si trova a fare i conti con il passato mai dimenticato e grazie all’aiuto delle nuove tecnologie e a Google Earth decide di mettersi alla ricerca del suo villaggio d’origine e della sua famiglia, chissà se riuscirà a trovare la strada di casa…

Il film, uscito nelle sale italiane il 22 dicembre 2016, ha una trama forte e commovente. Trattandosi di una storia reale porta ad una ancora più profonda riflessione sulla povertà dell’India e delle condizioni di buona parte della popolazione. Ha un ritmo incalzante, e gli attori interpretano in maniera eccellente tutti i personaggi della storia, in particolare colpisce e rimane nel cuore la figura di Saroo bambino. Vi consiglio di non perderlo!

Ti è piaciuto il film? Allora guarda anche…

The Millionaire – Danny Boyle

Leggi anche…

Saroo Brierley, A Long Way Home

locandina

ANNO: 2016
REGIA: Garth Davis
ATTORI: Nicole Kidman, Dev Patel, Rooney Mara, David Wenham, Nawazuddin Siddiqui, SCENEGGIATURA: Luke Davies
FOTOGRAFIA: Greig Fraser
DISTRIBUZIONE: Eagle Pictures
PAESE: Australia, Gran Bretagna, USA
DURATA: 120 Min

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Lady Gaga

The Fame Monster

Universal, 2009
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Io non sono reale. Sono teatro.
(Lady Gaga ai VMA 2011)

I want your ugly
I want your disease
I want your everything
As long as it’s free
I want your love
Love-love-love
I want your love

I want your drama
The touch of your hand
I want your leather studded kiss in the sand
I want your love
Love-love-love, I want your love
(Love-love-love, I want your love)

The Fame Monster nasce sull’onda del grande successo di The Fame e doveva esserne un ristampa deluxe con un disco bonus. Doveva.
Come in The Fame si esaltava la fama spergiurandone la bontà, in The Fame Monster la stessa viene descritta in tutte le sue accezioni negative, rispecchiate in tutte le canzoni; è lo spunto per parlare della paura di noi stessi, della paura della morte, della paura di un amore malato, della paura della verità.
I testi risultano ad primo ascolto leggeri, quasi frivoli e noncuranti per poi scoprirsi scritti con un’intelligenza arzigogolante e, a loro modo, toccanti o malinconici secondo le situazioni. Sono canzoni rutilanti, perfette per andare lontano, sopra le righe del mainstream ed immediatamente riconoscibili.
Parole rese all’ennesima potenza da Lady Gaga, una voce d’acciaio speziato, distorta e graffiante: la sua voce è un universo apparentemente pericoloso eppur fantastico il cui emblema è Bad Romance, la parte noir dell’amore.
È un brano abbacinante, alternativamente fa passare in secondo piano musica e poi il testo con una andamento sinusoidale: cupo e illuminato come il climax generale della storia (e anche il video ha la sua parte in questo, come tutti i video della nostra beniamina)
Ridefinendo i confini dell’essere diva pop, affidandosi ad una versatilità sul palcoscenico non comune, osando sempre qualcosa di nuovo (beh … dire così è riduttivo) cos’altro possiamo dire di lei?
Lady Gaga è sia domanda che risposta.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Bad Romance, Telephone (ft Beyoncé), Alejandro

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche:
Andy Stott – Too Many Voices
Pentatonix – Pentatonix
Lorde – Pure Heroine

… e leggi anche
Marco Piraccini- Lady Gaga
Lizzy Goodman – Lady Gaga : i mille volti della nuova icona del pop
Michele Monina – Lady Gaga : la vita, le canzoni e i sogni di una bad girl

…e guarda anche
Zack Snyder – Sucker Punch
Graeme Manson & John Fawcett – Orphan Black
George Miller – Mad Max Fury Road

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