Archivio tag: velvet underground

Yo La Tengo

Fade

Matador, 2013
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We try not to lose our hearts, not to lose our minds

Quasi trent’anni di carriera, spesi a distillare pura grazia in canzoni meravigliose: ogni album degli Yo La Tengo è un giro di giostra per cui è bene aprire il cuore, per accogliervi una magia sempre nuova.
In Fade si riduce il minutaggio rispetto alle ultime prove in studio, sempre oltre i settanta minuti di durata: dieci semplici pezzi, senza le cavalcate soniche cui la band ci aveva abituati, ma con l’emozione e l’ispirazione delle occasioni migliori.
Ohm apre con un mantra corale e dilatato che si scioglie nella tenerissima Is That Enough, dolce danza in punta di piedi avvolta da un sottile velo di malinconia. La giocosa Well You Better e il power-pop Paddle Forward lasciano che il battito acceleri con garbo, mentre Stupid Things chiude la prima metà del disco con una ritmica ipnotica su cui plana, lieve come un abbraccio, il sussurro di Ira Kaplan.
Poi Fade sembra davvero svanire come da titolo e lascia spazio a brani a tratti appena percettibili, minuscoli spostamenti melodici per composizioni dalla forte carica emotiva; a un estremo il miraggio immobile di Two Trains, all’altro il placido country-folk The Point Of It.
Su tutto, però, svettano due memorabili interpretazioni di Georgia Hubley: Cornelia And Jane, che pare davvero venire da un altro mondo per il modo in cui rimane sospesa a mezz’aria tra gli arpeggi, fatta di nulla che non sia necessario; e poi Before We Run, che chiude in glorioso crescendo su una ritmica circolare, abbagliata da archi e fiati. Una voce che spezza il cuore, diceva Ira in una vecchia intervista. E non potremmo essere più d’accordo.

Ti è piaciuto questo disco? Allora ascolta anche
Stephanie Says – The Velvet Underground
Hazey Jane II – Nick Drake
Georgia – Yuck

…e guarda anche
Juno – Jason Reitman
Ruby Sparks – Jonathan Dayton, Valerie Faris

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Veronica Falls

Veronica Falls

Bella Union, 2011
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I’m broken hearted, dearly departed

Già la copertina racconta più di qualcosa dell’immaginario evocato dall’esordio omonimo dei Veronica Falls: una casa abbandonata che potresti dire pescata da qualche pellicola horror figlia di Evil Dead, ma che dà pure qualche indizio del suono di queste dodici splendide tracce, traboccanti romanticismo e malinconie da cameretta e spire di ragnatele melodiche.
Non è un caso che il programma sia inaugurato dal primo singolo della band guidata dalla cantante-chitarrista Roxanne Clifford, una Found Love In A Graveyard che dispiega puro jangle-pop britannico anni ’80 e racconta di amore e fantasmi, con qualche cosa delle infatuazioni cimiteriali del Morrissey di Cemetry Gates, ma senza quell’approccio letterario.
Se ne può parlare come di un manifesto programmatico, dato che le medesime atmosfere vengono riprese con ottimi esiti anche in The Fountain, Bad Feeling e Come On Over.
E però c’è molto altro, qui dentro: i ragazzi mostrano di aver ascoltato tutti i grandi classici di genere, guardando da una parte (la semplicità a cuore aperto della C86) e dall’altra (l’approccio DIY dei Beat Happening, i Velvet Underground e i tamburi di Maureen Tucker) dell’Oceano e dando al tutto un’impronta moderna e personale.
Right Side Of My Brain e Beachy Head si muovono frenetiche sull’onda di chitarre che diresti surf-punk e splendide armonie vocali, mentre Misery è forse il vertice dell’album, edificata su arpeggi e accordi in maggiore curiosamente appaiati a liriche intrise di ironica malinconia.
Stephen e la title-track sono gli unici veri mid-tempo, sognanti ed eterei, laddove invece i duecentoquaranta secondi della micidiale doppietta The Box (basso Jesus And Mary Chain, coro celestiale)/Wedding Day (racconto di un sentimento mai superato), racchiudono il nocciolo melodico e lirico di un’opera adorabile. Blue. Always blue. Why so blue?
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Wussy void – Joanna Gruesome
Velocity girl – Primal Scream
Shattered Shine – Crystal Stilts
In between – Beat Happening
You’ve got everything now – The Smiths
 
…e guarda anche
Noi siamo infinito – Stephen Chbosky
Juno – Jason Reitman
L’amore che resta – Gus Van Sant

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