Archivio tag: veronica falls

Alvvays

Alvvays

Polyvinyl Records, 2014
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so honey take me by the hand and we can sign some papers;
forget the invitations, floral arrangements and breadmakers.
Too late to go out, too young to stay in:
they’re talking about us living in sin.
Hey hey, marry me, Archie

Trentadue minuti e nove canzoni: tanto basta ai canadesi Alvvays e al loro splendido esordio omonimo per colorare di tinte pastello un’estate che, per vederla, bisogna davvero inventarsela. Indie-pop di marzapane, luccicante squillare di chitarre jangly e sottile lavorìo di tastiere a incorniciare la dolce voce di Molly Rankin – la sua famiglia è una vera autorità in Canada, in ambito musicale.
Lo spirito è quello della mitologica C86 e della Sarah Records, forse solo più giocoso, twee da ballare abbracciati in una cameretta oppure all’aria aperta, le braccia spalancate e il vento nei capelli. Le composizioni, tutte almeno buone e con punte di eccellenza assoluta, si dividono equamente tra melodie ampie e solari – lo spettacolare dittico d’apertura Adult Diversion/Archie, Marry Me e Atop A Cake, forse la più bella di tutte – e un meditare pensieroso a luci soffuse, che trova la migliore espressione nella meravigliosa Ones Who Love You e negli accordi in minore di Party Police.
Si ballerà forse per una sola stagione, questo disco adorabile, ma di certo questa ci pare quella perfetta.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Teenage – Veronica Falls
Joanna – Flowers
C is the heavenly option – Heavenly

…e guarda anche
Juno – Jason Reitman
Moonrise Kingdom – Wes Anderson

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Veronica Falls

Veronica Falls

Bella Union, 2011
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I’m broken hearted, dearly departed

Già la copertina racconta più di qualcosa dell’immaginario evocato dall’esordio omonimo dei Veronica Falls: una casa abbandonata che potresti dire pescata da qualche pellicola horror figlia di Evil Dead, ma che dà pure qualche indizio del suono di queste dodici splendide tracce, traboccanti romanticismo e malinconie da cameretta e spire di ragnatele melodiche.
Non è un caso che il programma sia inaugurato dal primo singolo della band guidata dalla cantante-chitarrista Roxanne Clifford, una Found Love In A Graveyard che dispiega puro jangle-pop britannico anni ’80 e racconta di amore e fantasmi, con qualche cosa delle infatuazioni cimiteriali del Morrissey di Cemetry Gates, ma senza quell’approccio letterario.
Se ne può parlare come di un manifesto programmatico, dato che le medesime atmosfere vengono riprese con ottimi esiti anche in The Fountain, Bad Feeling e Come On Over.
E però c’è molto altro, qui dentro: i ragazzi mostrano di aver ascoltato tutti i grandi classici di genere, guardando da una parte (la semplicità a cuore aperto della C86) e dall’altra (l’approccio DIY dei Beat Happening, i Velvet Underground e i tamburi di Maureen Tucker) dell’Oceano e dando al tutto un’impronta moderna e personale.
Right Side Of My Brain e Beachy Head si muovono frenetiche sull’onda di chitarre che diresti surf-punk e splendide armonie vocali, mentre Misery è forse il vertice dell’album, edificata su arpeggi e accordi in maggiore curiosamente appaiati a liriche intrise di ironica malinconia.
Stephen e la title-track sono gli unici veri mid-tempo, sognanti ed eterei, laddove invece i duecentoquaranta secondi della micidiale doppietta The Box (basso Jesus And Mary Chain, coro celestiale)/Wedding Day (racconto di un sentimento mai superato), racchiudono il nocciolo melodico e lirico di un’opera adorabile. Blue. Always blue. Why so blue?
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Wussy void – Joanna Gruesome
Velocity girl – Primal Scream
Shattered Shine – Crystal Stilts
In between – Beat Happening
You’ve got everything now – The Smiths
 
…e guarda anche
Noi siamo infinito – Stephen Chbosky
Juno – Jason Reitman
L’amore che resta – Gus Van Sant

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Heike Has The Giggles

Crowd Surfing

Foolica Records, 2012
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I know you want to
have some fun
with someone like me

Un sorriso divertito nel nome, un sorriso stampato proprio al centro di una bella copertina.
Crowd Surfing è il secondo album del trio ravennate Heike Has The Giggles, che conferma tutte le promesse del buon esordio Sh! e ne amplifica a dismisura l’impatto.
L’impeto rock’n’roll melodico è sempre quello che ce li ha fatti conoscere e amare, ma ora vi si aggiungono una sfacciata solarità pop e gran cura negli arrangiamenti: sempre minimali, certo, ma con un’attenzione alle sfumature che fa respirare maggiormente le composizioni.
Perchè le ritmiche di Matteo e Guido, sempre secche e dritte al punto, sono lo scenario perfetto per i riff elettrici di Emanuela e la sua bellissima voce, ansiosa e singolare, vero fuoco di undici pezzi che passano dal tiro indiscutibilmente punk di I Wish I Was Cool, M.Gondry e Blabla all’indie-rock zuppo d’ironia della title-track e Time Waster.
Ma il fascino di Crowd Surfing sta anche nella capacità di gestire le variazioni dinamiche di una proposta che in mani meno capaci finirebbe per diventare statica e monocromatica; e allora ci troviamo a ondeggiare rapiti sulla splendida melodia jangle-pop di Breakfast, un’aria corrucciata nascosta sotto il semplice intreccio delle corde, e sull’ipnotico riffare di Next Time.
Su tutto esplode la spettacolare Dear Fear, uno di quei singoli perfetti che se va bene ti vengono una volta nella vita, punk-rock dalla ritmica surf con un ritornello che sembra essere lì da sempre e invece no: sta succedendo qui, la stiamo cantando ora.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
I bet you look good on the dancefloor – Arctic Monkeys
Maps – Yeah Yeah Yeahs
Good fortune – PJ Harvey
Got the time – Joe Jackson
Nobody There – Veronica Falls

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