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Massimo Volume

Aspettando i barbari

La Tempesta, 2013
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oh madre,
il vento scuote ciò che cede
le insegne, i rami, le catene
le foglie morte dell’amore
riuniti qui a consumare
il piatto freddo della cena
la vita stinta nell’attesa

Difficile raccontare i Massimo Volume a chi non abbia mai avuto la fortuna di avvicinarli prima.
Tre anni fa il clamoroso ritorno con Cattive Abitudini, nato dopo un silenzio di nove anni.
Oggi, Aspettando I Barbari è una nuova svolta: fuori quelle sonorità eteree, dentro gli spigoli elettrici che là, quando c’erano, erano pur sempre guidati da un calore luminoso.
Dieci brani più vicini al suono lacerato dei capolavori anni ’90 (Lungo i bordi, Da Qui), che ombreggiano di synth le dissonanze delle chitarre di Egle Sommacal e Stefano Pilia e la batteria di Vittoria Burattini, colpi parlanti che sembrano raccontare tutto ciò che i testi non dicono.
Sopra ogni cosa, le riflessioni di Emidio Clementi regalano momenti di poesia assoluta su pezzi che hanno il sapore dei classici: il ricordo di Buckminster Fuller in Dymaxion Song e di Vic Chesnutt nel brano omonimo, “una corona di spine poggiata sul palco tra la chitarra e le spie”; le parole di Danilo Dolci nell’opener Dio Delle Zecche, consacrata all’urlo scomposto di Clementi; le istantanee sulle vite spezzate di La Notte e le atmosfere dell’Africa postcoloniale nelle distorsioni sanguinanti di Il Nemico Avanza; il racconto per immagini della cattura di Osama Bin Laden in Compound, impressionante per potenza sonica e visiva fin dall’attacco: “Gli uccelli sul tetto la notte lasciano impronte di metallo”.
Un’opera scritta per durare, con apici indescrivibili negli orizzonti in fiamme di Aspettando I Barbari, nei nervi tesi allo spasimo del singolo La Cena e nel racconto biografico Silvia Camagni: testimonianze di come nessuno sappia mettere in musica le pieghe oscure della vita con l’intensità drammatica dei Massimo Volume.
 

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Maria Callas – Santo niente
Il pranzo che verrà – Fine Before You Came
Everything I say – Vic Chesnutt
Breadcrumb Trail – Slint
 
…e leggi anche
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Benh Zeitlin

Re della terra selvaggia

Usa, 2012
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per ogni animale che non aveva un papà a metterlo sulla barca, la fine del mondo era già arrivata.

Lo sguardo orgoglioso e profondo di Hushpuppy, sei anni, è quello di chi si è trovato a nascere, vivere e morire in luoghi in cui nulla può esistere, se non il germoglio stesso della vita e la speranza luccicante che questa porta con sé.
La comunità bayou di cui fa parte, confinata al di fuori del mondo civilizzato da una gigantesca diga, vive nella Grande Vasca, terra paludosa nel sud della Louisiana soggetta a frequenti e violentissime tempeste: una comunità fiera, che non vuole saperne di abbandonare ciò che ha costruito per un posto nuovo e solo in apparenza accogliente, dove gli uomini “hanno le vacanze solo una volta l’anno e ficcano il pesce nelle buste di plastica”.
Wink, suo padre, è gravemente malato e, consapevole dell’approssimarsi della fine, sprona la bimba a trovare la forza per affrontare la separazione e sopravvivere in un luogo tanto duro e primordiale.
In questo scenario post-apocalittico, la favolosa immaginazione di Hushpuppy affronta il buio di un momento di passaggio tanto doloroso, materializzandolo nella liberazione dai ghiacci degli spaventosi Aurochs, creature preistoriche che stanno ritornando alle paludi proprio nel momento in cui ogni cosa sembra crollare e che la bimba si troverà a dover sfidare.
Girato per intero in un 16mm sgranato e affascinante dall’esordiente Benh Zeitlin e illuminato dalle riflessioni della voce off della protagonista, Beasts Of The Southern Wild è uno schiaffo in faccia alle paure, un racconto di formazione di straordinaria potenza narrativa che lascia lo spettatore stordito di fronte a una vera meraviglia, poco fiato e occhi lucidi.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Big Fish – Tim Burton
Princess Mononoke – Hayao Miyazaki

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Nel paese dei mostri selvaggi – Maurice Sendak
Le avventure di Huckleberry Finn – Mark Twain

…e ascolta anche
Once There Was a Hushpuppy – Benh Zeitlin
Speed Racer – Vic Chesnutt

Re della terra selvaggia
Regia: Benh Zeitlin
Soggetto: Lucy Alibar
Sceneggiatura: Lucy Alibar e Benh Zeitlin
Fotografia: Ben Richardson
Montaggio: Crockett Doob, Affonso Gonçalves
Musiche: Dan Romer, Benh Zeitlin
Durata: 93′

Interpreti e personaggi
Quvenzhané Wallis: Hushpuppy
Dwight Henry: Wink

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