Archivio tag: violenza

Louise O'Neill

Te la sei cercata

Hot Spot, 2018, 273 p.
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Stupro.
E’ come uno schiocco di frusta sulla schiena.
Quella parola riempie la stanza finché non rimane più niente e non riesco a respirare altro che quella parola (stupro) e non riesco a sentire altro che quella parola (stupro) e non riesco ad annusare altro che quella parola (stupro) e non riesco ad assaporare altro che quella parola (stupro).
“No.” Scuoto la testa cercando di impedire a quella parola di riecheggiarmi nella testa, ancora e ancora e ancora, di tambureggiare dentro di me.

Emma è una ragazza bellissima e consapevole di esserlo.
Ama essere al centro dell’attenzione ed è il fulcro di un gruppo di amici, disposti praticamente a tutto pur di accontentarla.
Durante una festa, Emma però esagera con alcool e droghe, tanto da avere un buco di alcune ore nelle quali non sa cosa le sia successo. Nei giorni successivi lo scopre nel modo più umiliante: su Facebook compare una pagina anonima sulla quale vengono postate delle foto di quella notte e dei quattro ragazzi che l’hanno violentata.
Per Emma inizia un incubo: vorrebbe mettere tutto a tacere ma, spinta dall’adorato fratello e da un’insegnante, acconsente a denunciare i quattro ragazzi.
La sua decisione diventa l’inizio di un vero e proprio incubo che la trascina in una spirale autodistruttiva, a due tentativi di suicidio e al totale isolamento dal mondo.
Perché nessuno è disposto a credere ad Emma. Persino persone che conosce da quando era solo una bambina solidarizzano con quelli che tutti definiscono “quattro bravi ragazzi”.

In questo suo secondo romanzo, Luoise O’Neill ci presenta una protagonista con la quale, all’inizio del racconto, è davvero impossibile empatizzare: una ragazza superficiale ed egocentrica, del tutto indifferente persino ai sentimenti delle sue più strette amiche.

L’autrice sfida i propri lettori a mettere di continuo in discussione le proprie convinzioni, tanto che è impossibile non fermarsi a pensare a come ci si sarebbe comportati nei panni dei vari personaggi.

Te la sei cercata non è solo un viaggio nella mente di una ragazza che ha subito una violenza terribile ma anche una riflessione sul concetto di giusto e sbagliato, vittima e carnefice, in un racconto che resta addosso al lettore anche dopo aver concluso la lettura.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche…
Il coraggio della libellula- Deborah Ellis
Un elefante nella stanza- Susan Kreller
Il seggio vacante- J.K. Rowling
Due o tre cose che avrei dovuto dirti- Joyce Carol Oates

…e guarda anche…
Therteen reasons why- Brian Yorkey
Speak. Le parole non dette- Jessica Sharzer

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Giorgio Scianna

La regola dei pesci

Einaudi, 2017
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I pesci riescono a muoversi tutti insieme senza scontrarsi e senza perdere nessuno. Basta fidarsi del movimento degli altri.

Settembre, primo giorno di scuola, classe V del Liceo Tommaseo. Quattro banchi vuoti: quelli di Roberto, Ivan, Anto e Lorenzo.
Lorenzo ora è a casa. Lui è l’unico ad essere rientrato dalla vacanza in Grecia del Luglio precedente, dopo mesi di sparizione. Si rifiuta di parlare e rivelare cosa sia successo.
Gli altri tre compagni invece sono scomparsi, mai più tornati.
Famiglie angosciate, annichilite, investigatori impotenti, insegnanti spiazzati, una classe sconvolta : tutti inevitabilmente incapaci di comprendere, capire, reagire.

“La regola dei pesci” è una lettura che pone molti interrogativi, agli adulti e ai ragazzi. Un romanzo che non offre volutamente risposte. Che spinge alla riflessione, senza preconfezionare spiegazioni.
Ci racconta la “banalità del male”. E ci spaventa, mostrando che i prodromi di scelte scellerate possono risiedere nella più normale delle quotidianità: possono nascere “banalmente” dalla noia, dall’assuefazione alla violenza, come desiderio di una scossa e tentativo di emulazione.

Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Qualcosa c’inventeremo – Giorgio Scianna
Dio di illusioni – Donna Tartt
Ho ucciso Bambi – Carla Cucchiarelli

e vedi anche I nostri ragazzi – Ivano De Matteo

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Simona Binni

Silverwood Lake

Tunué , 2016
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Vado via di mia spontanea volontà, non cercatemi.

Diego Lane viene svegliato ad una telefonata che cambierà la sua vita per sempre. Ricompare così il padre che dopo 17 anni di completa latitanza chiede aiuto al figlio o meglio è la sua condizione di senza tetto a indurlo a chiedere soccorso. Diego lo odia e non vuole cedere alle sue responsabilità così come pensa che suo padre si sia sottratto alle sue. Grazie all’aiuto dell’amica Patty, però, Diego è spinto a compiere un viaggio alla scoperta delle ragioni del genitore e, più in generale, di chi decide di lasciare tutto e ricominciare da zero, studiando da vicino la comunità di senzatetto che stanzia a Silverwood Lake.

Silverwood Lake è una graphic novel di formazione malinconica e potentissima. Disegnata magistralmente con un tono poetico quasi dimesso conduce in un limbo perfetto e isolato dal mondo in cui il protagonista sperimenterà l’empatia verso il prossimo e la conoscenza profonda dell’altro abbattendo pregiudizi e falsi miti del politicamente corretto. La rabbia, la frustrazione e l’impulso vendicativo lasciano spazio alla comprensione per trovare una la forza in grado di spogliare la verità dalle apparenze e mostrarla per quello che è. Il delicato equilibrio tra genitori e figli viene analizzato e superato grazie all’intervento dell’amore per la vita che pulsa dentro Diego, e in ognuno di noi. Ancora una volta il vero protagonista è il tempo che obbliga i personaggi a confrontarsi con la propria esistenza, aspirazioni e desideri spingendo alla concretizzazione della propria identità e delle proprie scelte. Simona Binni con Silverwood Lake realizza un’opera eccellente, un manifesto luminoso sulla vita e sulle mille possibilità che ci offre.

Simona Binni è brava anche nel gestire una rosa ampia di protagonisti che offre ulteriori spunti di approfondimento per una tematica complessa come quella della vita di strada. Grazie all’utilizzo dei flashback, infatti, riesce a presentare in maniera chiara la storia dietro a ogni personaggio e a scavare a fondo nel dolore degli avvenimenti che hanno caratterizzato il loro passato.

Se ti è piaciuto leggi anche:

La casa di Paco Roca

Ascolta anche:

The Cranberries – Bury the Hatchet

Guarda anche:

L’arte della felicità di Alessandro Rak

 

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Richard Ford

Canada

Feltrinelli, 2013
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Nei loro volti – molti di essi erano belli, ma sciupati – ho visto i resti della persona che erano quasi riusciti a diventare ma che non avevano potuto essere, prima di diventare se stessi. È una teoria del destino e del carattere che non mi piace e alla quale non voglio credere. Ma è lì, dentro di me, come un minaccioso promemoria. In effetti, non vedo mai un uomo così conciato senza dirmi silenziosamente: Ecco mio padre. Mio padre è quell’uomo. Lo conoscevo.

La storia di Canada si apre in Montana, nel 1960. La racconta Dell Parsons, figlio di un pilota di aereo in pensione e di una maestra di scuola. I genitori per ragioni economiche (o così vogliono far credere) si sono trasformati in sfortunati rapinatori di banca, presto catturati e mandati in carcere. Dell ha anche una sorella gemella, Berner per cui ha un amore e odio viscerali. Tutta la vicenda è presentata dalle voci perfettamente fuse del Dell adulto, che è un insegnante d’inglese in pensione, e del Dell quindicenne, che è stato testimone del crollo della sua famiglia in mille pezzi.

Richard Ford  affronta un tema delicatissimo, universale quasi scientifico: come le cose, e con esse le nostre vite, possano subire le svolte più drammatiche da eventi apparentemente insignificanti. Canada diviene il simbolo del nostro confine fra ciò che possiamo controllare e ciò che subiamo senza poterci ribellare, fra il nostro destino e ciò che ci tocca come parte della nostra via verso quella terra promessa ma che, in fondo , non vogliamo raggiungere. È la storia trionfale di una normalità affidata ai ragazzi “che riguardo alla normalità la sanno più lunga di tutti noi” e che cercano di sanare le crepe di un tradimento, di una promessa di vita, di un sogno chiamato famiglia. Tutta la prima parte del libro si snoda come un fiume lento attraverso una semplicissima  domanda: come sono arrivate due persone normali a diventare due rapinatori? Nella seconda parte vi e un lungo e commovente impatto con la realtà, laddove si diventa adulti quando si capisce che “i fatti non sono quelli che inventi”.

Un capolavoro destinato a diventare un classico intramontabile.

Se ti è piaciuto questo libro leggi anche:

La casa tonda, Lousie Erdrich

Ascolta i Sea Wolf in particolare questa

Guarda anche Boyhood, Linklater Richard

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Rob Zombie

Le streghe di Salem

Notorius Pictures, Usa, 2012
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Dio non perdona gli Angeli quando peccano

Heidi Laroque lavora come DJ per un’emittente radio di Salem, insieme a Herman “Whitey” Salvador e Herman Jackson. Un giorno, ad Heidi viene recapitato un disco dello sconosciuto gruppo “I signori”. Whitey e Heidi decidono di ascoltare il disco e, fin dalle prime note, Heidi cade in una specie di trance. Il giorno successivo, dopo un’intervista allo scrittore Francis Matthias, il disco viene mandato in onda durante il programma, e mentre la musica si diffonde, alcune donne della città cadono in una trance simile a quella di Heidi. Rientrata a casa, Heidi fa la conoscenza di Sonny e Megan, sorelle di Lacy, proprietaria dello stabile in cui risiede. Quella notte, Heidi entra nell’appartamento numero 5 in cui, davanti a una croce di neon, cade nuovamente in trance e riceve la visita di una donna che le chiarisce cosa le stia accadendo e cosa dovrà fare per liberarsi dalle sinistre presenze.

Rob Zombie torna dopo dieci anni dal suo film d’esordio ormai vero e proprio oggetto di culto La casa dei 1000 corpi. Zombie cambia totalmente registro in questo poderoso film psichedelico e simbolico instaurando una visione a 360° dell’inquietudine come sentimento dominate all’interno dell’animo umano. Le streghe di Salem si dipana ipnotico, raccontando una witch-story contemporanea  trovando proprio nella musica il ponte perfetto tra un passato e un presente diversissimi eppure uguali nelle angosce e nelle oppressioni, soprattutto nei desideri e nei corpi femminili.  Il percorso Heidi è reso travagliato da possessioni e dipendenze (droga e alcool) dalle quali non riesce a liberarsi, cadendo in stati di profonda paranoia e ossessione, come se avessero una radice comune assumendo anche una valenza metaforica, raccontando così di una rabbiosa e dolorosa reazione ad una struttura patriarcale e paternalista dalla quale l’unica emancipazione possibile e quella di una rivolta violenta e radicale. La novità è insista nell’introspezione psicologica (e non solo sociale) dell’aspetto più inquietante della sofferenza umana: la rassegnazione al vuoto e al nulla in quella che si definisce “banalità del male” che fa rima spesso con la “semplicità del male” e autodistruzione.

Rob Zombie inaugura un film ultracitazionista in cui troviamo le atmosfere di molti film horror di culto da Russell e Kubrick passando per il nostrano Dario Argento e i b movie splatter di ultima generazione.

Il film a causa delle scene di estremo valore simbolico e lo splatter abbondante è ASSOLUTAMENTE VIETATO ai MINORI DI 16 ANNI.

Se ti è piaciuto leggi anche il libro di Rob Zombie da cui è tratto il film

Le streghe di Salem – Rob Zombie

Ascolta anche:

Black Sabbath – Black Sabbath

Guarda anche un altro horror innovativo:

The Witch – Robert Eggers anche in questo caso la visione è vietata ai minori di 16 anni

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Regia: Rob Zombie
Soggetto: Rob Zombie
Sceneggiatura: Rob Zombie
Produttore: Rob Zombie
Casa di distribuzione: Notorius Pictures
Fotografia: Brandon Trost
Montaggio: Glenn Garland
Musiche: John 5, Griffin Boice
Cast: Sheri Moon Zombie, Bruce Davison, Jeffrey Daniel Phillips, Ken Foree, Dee Wallace

 

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Gabriele Salvatores

Come Dio comanda

Rai Cinema, Colorado Film, anno 2008
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In un paese immaginario del nord est italiano Rino, padre di Cristiano figlio adolescente, cerca tutti i giorni lavoro come manovale per poter mantenere il ragazzo ed impedire ai servizi sociali di portarglielo via. Rino è un padre autoritario e spesso violento, e anche piuttosto incline all’ideologia nazista, ma in fondo un padre costante e presente.

Il miglior amico di Rino, vuoi per vicinanza, vuoi per necessità è Quattro formaggi; un ragazzo affetto da una forte demenza dovuta ad un pericoloso incidente sul lavoro, di cui Rino si prende cura, quasi fosse suo fratello maggiore. L’incidente di Quattro formaggi è avvenuto durante un lavoro “clandestino”, non riconosciuto e non assicurato, per cui si trova a vivere con il poco che riesce a racimolare dal lavoro che insieme a Rino raccolgono giorno per giorno dai cantieri della zona.

Succede che Quattro formaggi, nutrendo un’insana passione per la pornostar Ramona, scambia una ragazzina amica di Cristiano per quest’ultima, e una sera di pioggia in motorino la insegue. Ci sarà un incidente, la ragazzina morirà battendo la testa e Quattro formaggi chiederà aiuto a Rino… convinto che gli sia mandato da Dio stesso. L’evoluzione degli eventi porteranno Cristiano a salvare il padre in coma, e a capire poi che non sarà lui il colpevole di questa faccenda, potendosi così riconciliare con la figura del padre: severa, autoritaria, spietata e violenta a volte, ma comunque sempre onesta.

Un film molto drammatico, in cui compaiono, forse amplificate ma reali, le paure e le sensazioni di un adolescente, messo alla prova dai gesti forti del padre che ama, ma di cui ancora non capisce tutte le profondità. Il film è tratto dall’omonimo romanzo di Niccolò Ammaniti, e quando è uscito nel 2008 ha ottenuto due nomination per il David di Donatello, venne girato in Italia tra le province di Udine e Pordenone.

Ti è piaciuto questo film? Guarda

Io non ho paura di Gabriele Salvatores

… e leggi anche …
Come Dio comanda di Niccolò Ammaniti (disponibile anche in versione digitale)

Acciaio di Silvia Avallone

locandina

Regia: Gabriele Salvatores
Soggetto: Niccolò Ammaniti
Fotografia: Italo Petriccione
Musica: Mokadelic
Durata: 103 minuti

Interpreti e personaggi principali:
Rino: Filippo Timi
Cristiano: Alvaro Caleca
Quattro formaggi: Elio Germano

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Claudio Giovannesi

Alì ha gli occhi azzurri

Italia, 2012
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Come si fa a lasciare un figlio fuori casa, so’ proprio arabi. -
Perché tu che sei?
So’ italiano.

Alì ha gli occhi azzurri è figlio dell’opera disperata e profetica di Pasolini. Ispirato dai versi di Profezia Alì dagli Occhi Azzurri, uno dei tanti figli di figli, scenderà da Algeri, su navi, a vela e a remi Claudio Giovannesi racconta la storia di Nader, adolescente italiano di genitori egiziani, e della sua emancipazione dalle tradizioni più conservative della cultura islamica. Una ribellione vissuta sul filo del rasoio e di una legalità sempre più labile messa in crisi da una rissa in discoteca, in cui Nader accoltella un coetaneo romeno. Nel tentativo di evitare la vendetta dei parenti della vittima, il ragazzo sarà aiutato da Stefano, compagno di scorribande e da sempre suo migliore amico. Nader ha una ragazza italiana e questo comprometterà il rapporto con la sua famiglia che vorrebbe praticasse la legge islamica, la quale vieta i matrimoni misti. Questo giovane Alì, che mette le lenti colorate sugli occhi bruni, è uno straniero in ogni dove, sente l’Italia come propria e vorrebbe farne parte con tutte le sue forze. Culturalmente, però, appartiene a una religione politica che gli impone scelte radicali dalle quali cerca di allontanarsi ferendo i genitori e i suoi famigliari più prossimi. Il ragazzo è fortemente convinto di essere nel giusto finché a ribellarsi ai dettami religiosi sarà la sorella minore mettendo in crisi la battaglia di Nader per l’emancipazione culturale.

E’ un film che narra magistralmente non solo il senso di smarrimento adolescenziale, per un mondo sempre più povero e ingiusto, ma soprattutto un senso di spavento universale a causa della solitudine che ognuno di noi ha davanti alle proprie scelte cruciali. Nader è il barbaro imborghesito (i borgatari tanto cari a Pasolini in Una vita violenta o Ragazzi di vita) nato da emigranti e che pratica apatico la cultura diffusa del godimento pulsionale, dell’analfabetismo emozionale apatico e chiuso in se stesso. Un film violento, girato camera alla mano tallonando la discesa di Nader verso se stesso e le sue eterne contraddizioni.

Se ti è piaciuto anche leggi:

Pier Paolo Pasolini, Poesie
Pier Paolo Pasolini, Ragazzi di vita

Guarda anche:

This is England, Shane Meadows

ali ha gli occhi azzurri locandina

Regia: Stefano Giovannesi
Sceneggiatura: Stefano Giovannesi
Fotografia: Daniele Cipri
Montaggio: Giuseppe Trepiccione
Interpreti principali: Nader Sarhan, Stefano Ribatti, Brigitte Abruzzesi, Miriam Valenti, Fatima Moushaseb, Yamira Kacemi

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Ivano De Matteo

I nostri ragazzi

Italia, 2014
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Comunque vada le nostre vite sono rovinate. Le loro vite sono distrutte.

Ci sono volte in cui tra genitori e figli si crea un rapporto di quasi totale estraneita’. Non sempre questo è dovuto a situazioni familiari particolarmente difficili o drammatiche. Semplicemente il percorso di crescita di genitori e figli nei rispettivi ruoli avviene per binari paralleli, anche solo per noia, anche solo per abitudine, anche solo per superficialita’.

Cosi’ un figlio puo’ trovarsi un giorno a compiere azioni vili e violente solo per spezzare la monotonia di una vita piatta, ed un genitore puo’ improvvisamente piombare nella consapevolezza del proprio fallimento.

“I nostri ragazzi” e’ un film duro e coraggioso. Ben recitato da tutti i protagonisti, primo fra tutti Alessandro Gassman.

Ti è piaciuto questo film? Allora leggi anche
La cena – Herman Koch
Ho ucciso Bambi – Carla Cucchiarelli

e vedi anche Arancia meccanica – Stanley Kubrick

i nostri ragazzi extratime

Regia: Ivano De Matteo
Durata: 92′
Sceneggiatura: Valentina Ferlan, Ivano De Matteo
Musiche: Francesco Cerasi
Montaggio: Consuelo Catucci
Costumi: Valentina Taviani

Interpreti e personaggi:
Alessandro Gassman: Massimo
Giovanna Mezzogiorno: Clara
Luigi Lo Cascio: Paolo
Barbara Bobulova: Sofia

 

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Jacques Audiard

Tutti i battiti del mio cuore

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Per questa cosa della musica hai la testa da un’altra parte?

Il nevrotico e aggressivo Tom lavora nel campo delle compravendite immobiliari. In una Parigi di cui si vedono solo il traffico e i palazzoni, agisce ai limiti della legalità, non disdegnando di malmenare chi occupa abusivamente i suoi immobili o non paga gli arretrati. Talvolta incontra il padre, che lavora nel suo ramo e al quale è legato da un rapporto tormentato. Da bambino, però, Tom è stato una promessa del pianoforte, almeno fino a quando la madre concertista non è morta. L’incontro casuale con il vecchio insegnante di musica lo spinge a riprendere lo studio dello strumento. Si preparerà per un’audizione con una graziosa pianista cinese che non parla francese e deve sopportare i suoi frequenti scoppi d’ira. La musica diventa sempre più importante per Tom, che trascura il lavoro e inasprisce i rapporti col padre. Riuscirà il protagonista a cambiare il corso della propria vita?
Remake di Rapsodia per un killer, il film ha vinto l’Orso d’argento al festival di Berlino del 2005.

Ti è piaciuto?
Allora guarda anche
Rapsodia per un killer – James Toback

E leggi
Pericle il nero -Giuseppe Ferrandino

E ascolta:
Johann Sebastian Bach, Toccata in mi minore BWV 914

Titolo originale: De battre mon cœur s’est arrêté
Paese di produzione: Francia
Anno: 2005
Durata: 107 min
Genere: drammatico
Regia: Jacques Audiard
Soggetto: James Toback
Sceneggiatura: Tonino Benacquista e Jacques Audiard
Fotografia: Stéphane Fontaine
Interpreti: Romain Duris, Niels Arestrup, Jonathan Zaccaï, Gilles Cohen, Linh Dan Pham, Aure Atika

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Walter Hill

I Guerrieri della notte

Usa, 1979
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Guarda che posto schifoso! E abbiamo combattuto tutta la notte per ritornarci. 

Durante un raduno di tutte le gang di New York, qualcuno uccide uno dei capi. La colpa viene ingiustamente addossata ai Guerrieri: contro di loro si scateneranno i centomila membri delle bande cittadine. Il rientro a Coney Island, dove il gruppo vive, diventerà una discesa agli inferi attraverso la giungla urbana, fra agguati alle fermate della metropolitana, parchi pieni di pericoli e quartieri ostili da attraversare. Mentre la voce della dj alla radio aggiorna costantemente gli eserciti coalizzati contro i Guerrieri sui loro spostamenti, la lotta contro il tempo si fa sempre più incalzante. E una colonna sonora dura e ritmata accompagna il lungo viaggio verso casa.
Il gruppo come elemento di definizione della propria identità, gli squallidi scenari urbani dove si consumano vite dal futuro incerto, ma anche la lealtà verso i compagni e la vitalità giovanile sono tratti salienti della storia, mentre la New York notturna e violenta del film è uno sfondo difficile da dimenticare.
I Guerrieri, costretti a lottare strenuamente per sopravvivere, diventano un manipolo di eroi metropolitani.

Ti è piaciuto questo film?
Allora guarda anche Sin City – Frank Miller
Colors.Colori di guerra – Dennis Hopper

E leggi
I ragazzi della 56° strada – S.E. Hinton

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