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Fiona Davis

La casa delle bambole

2017, HarperCollins, 406 p.
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Articolo di Laura Festari

La casa delle bambole… è così che chiamiamo il Barbizon Hotel, la pensione per signorine, perché è piena zeppa di graziose bamboline. Proprio come te.

Rose è una giornalista a cui la vita ha giocato brutti scherzi, Darby un’anziana signora dal passato segreto.
Cosa hanno in comune?
Solo due cose: New York e il Barbizon Hotel.
Proprio il mistero che si nasconde tra le mura del Barbizon porta Rose da Darby e, solo dopo infinite ricerche, drink in jazz club, abiti in stile anni ‘50 e colpi di scena, la giornalista scoprirà cosa accadde lì sessantaquattro anni prima.

Come in una macchina del tempo si viene trasportati dal 2016 nel lontano 1952.
Pagina dopo pagina si riuscirà a sentire qualche nota di bebop di un jazz club sulla Cinquantaduesima strada oppure la scia di profumo di qualche signora ingioiellata.

Ti è piaciuto questo libro? Allora ascolta anche…
Bebop – Charlie Parker

… leggi anche…
L’ombra del silenzio- Kate Morton

…e guarda anche…
Grand Budapest Hotel- Wes Anderson

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Damian Szifron

Storie Pazzesche

Argentina - Spagna, 2014
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 Il carcere non è poi così male, si mangia, non si paga l’affitto, si gioca a carte…

Per rispetto delle vicende e dei personaggi si prega di ridere con moderazione.

Quando dietro ad un film c’è lo zampino di Pedro Almodovar abbiamo la garanzia di trovare un lavoro spiazzante, che rispecchia la società contemporanea.
Storie pazzesche è un film a episodi – sei – sapientemente diretti e miscelati dal regista Damián Szifron che compone un insieme di storie surreali, ma sempre con un fondo di verità da ricercare in fatti ed atti reali, sublimati in un’atmosfera esagerata, farsesca, kitch e a tratti anche pulp.
Quindi non molto dissimili da quanto ci propinano ogni giorno i mass-media.
Incontriamo nell’ordine:
- il popolino di un ristorante senza pretese, ma dall’agguerrita cuoca;
- una lotta di classe sui generis dalla conclusione… romanticamente scottante;
- l’esplosiva ribellione in risposta ad una sosta vietata;
- la classica immensa somma di denaro che dovrebbe aggiustare tutto;
- quasi moglie e quasi marito. Basta questo.
Questi sono gli episodi 2-6: il migliore è il primo, intitolato “Pasternak”. Semplicemente geniale.
Intendiamoci: non è un film truculento o sanguinario, non è questo il fil rouge che collega le vicende. Il mosaico di storie è tenuto insieme dalla grottesca volontà di voler attuare una perfetta macchinazione di raffinata malvagità unita ad una genuina vendetta anche quando si ha ragione.
Costi quel che costi, il desiderio di rivalsa prende il sopravvento su tutto e tutti.
Detto più semplicemente: è l’innegabile piacere di perdere il controllo il vero protagonista.

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
I Tenenbaum – Wes Anderson
Mine Vaganti – Ferzan Ozpetek

… e leggi anche …
Vite brevi di idioti – Ermanno Cavazzoni
Christopher Moore – Un lavoro sporco

… e ascolta anche …
Storie Pazzesche (Relatos Salvajes) – Theme Song
Fly Me To The Moon – Bobby Womack
Titanium – David Guetta ft. Sia
Rapsodia Húngara nº 2 – Franz Liszt

STORIE-PAZZESCHE-Locandina-Poster-2014

Regia : Damián Szifron
Sceneggiatura : Damián Szifron
Fotografia : Javier Julia
Musica : Gustavo Santaolalla
Durata: 122’

Interpreti e personaggi principali:
Ricardo Darín : Simon Fisher
Leonardo Sbaraglia : Diego
Darío Grandinetti : Salgado
Erica Rivas : Romina
Julieta Zylberberg : Moza
María Onetto : Helena
Oscar Martínez : Mauricio
Rita Cortese : Cocinera
Nancy Dupláa : Victoria
Osmar Núñez : Abogado

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Alvvays

Alvvays

Polyvinyl Records, 2014
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so honey take me by the hand and we can sign some papers;
forget the invitations, floral arrangements and breadmakers.
Too late to go out, too young to stay in:
they’re talking about us living in sin.
Hey hey, marry me, Archie

Trentadue minuti e nove canzoni: tanto basta ai canadesi Alvvays e al loro splendido esordio omonimo per colorare di tinte pastello un’estate che, per vederla, bisogna davvero inventarsela. Indie-pop di marzapane, luccicante squillare di chitarre jangly e sottile lavorìo di tastiere a incorniciare la dolce voce di Molly Rankin – la sua famiglia è una vera autorità in Canada, in ambito musicale.
Lo spirito è quello della mitologica C86 e della Sarah Records, forse solo più giocoso, twee da ballare abbracciati in una cameretta oppure all’aria aperta, le braccia spalancate e il vento nei capelli. Le composizioni, tutte almeno buone e con punte di eccellenza assoluta, si dividono equamente tra melodie ampie e solari – lo spettacolare dittico d’apertura Adult Diversion/Archie, Marry Me e Atop A Cake, forse la più bella di tutte – e un meditare pensieroso a luci soffuse, che trova la migliore espressione nella meravigliosa Ones Who Love You e negli accordi in minore di Party Police.
Si ballerà forse per una sola stagione, questo disco adorabile, ma di certo questa ci pare quella perfetta.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Teenage – Veronica Falls
Joanna – Flowers
C is the heavenly option – Heavenly

…e guarda anche
Juno – Jason Reitman
Moonrise Kingdom – Wes Anderson

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Wes Anderson

Il treno per il Darjeeling

Usa, 2007
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Articolo di Camilla Guendalina Gandini

Chissà se noi tre avremmo potuto essere amici nella vita. Non come fratelli, ma come persone

Dopo la morte del padre, i tre fratelli Whitman si perdono di vista e, dopo un anno trascorso senza parlarsi, il maggiore dei tre, Francis, ripresosi dal trauma dovuto a un incidente stradale, decide di riunirsi con gli altri due e di partire per un viaggio in apparenza ben pianificato a bordo del Darjeeling Limited, treno speciale che ospiterà i tre protagonisti.
Tuttavia i due fratelli di Francis non sembrano ben disposti a intraprendere l’avventura a bordo del treno, assillati come sono da tormenti e disillusioni: Peter, sposato e con un figlio in arrivo, è fuggito da casa, abbandonando la moglie; Jack, aspirante scrittore, vive in maniera poco controllata la fine della relazione con l’ex fidanzata.
I Whitman sono l’ennesimo esempio che attesta l’interesse di Wes Anderson per il tema della famiglia, sempre insolita e fuori dagli schemi; questa volta l’attenzione è concentrata sul rapporto tra fratelli che, iniziando un viaggio, innescano l’avvio di un percorso esistenziale di formazione (come in tutti i road-movie che si rispettino!). I tre protagonisti si troveranno ‘costretti’ ad affrontare la separazione da entrambi i genitori, anche se in prospettive differenti: la morte del padre, che rappresenta per ognuno di loro un fardello simboleggiato dal set di bagagli appartenuto al genitore che si portano dietro per la durata dell’intero viaggio, e il distacco della madre, la quale si è volontariamente ritirata in una sorta di convento/santuario indiano, rinunciando a ogni contatto con i figli.
Nel film non mancano le puntate divertenti e ironiche tipiche del regista, ma contemporaneamente è evidente una vena malinconica che aleggia sui sentimenti dei personaggi, evidenziando una visione forse più matura e realistica.
E come non manca la nostalgica ironia, sempre presenti sono la simmetria stucchevole delle inquadrature, l’immancabile presenza (seppur brevissima) del mitico Bill Murray e l’azzeccata colonna sonora, dai Kinks iniziali alla meravigliosa Where do you go to my lovely? (già sentita nel cortometraggio presentato come prologo del film: Hotel Chevalier).

Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
I Tenenbaum – Wes Anderson

…e ascolta anche
This Time Tomorrow – The Kinks
Where Do You Go My Lovely – Peter Sarstedt

Wes Anderson - il treno per il darjeeling

Regia: Wes Anderson
Soggetto: Wes Anderson
Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola, Jason Schwartzman
Fotografia: Robert Yeoman
Durata: 91′

Interpreti e personaggi
Owen Wilson: Francis Whitman
Adrien Brody: Peter Whitman
Jason Schwartzman: Jack Whitman
Amara Karan: Rita
Natalie Portman: ex ragazza di Jack
Wallace Wolodarsky: Brendan
Waris Ahluwalia: steward capo
Anjelica Huston: Patricia Whitman
Bill Murray: uomo d’affari

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Nick Drake

Bryter Layter

Island, 1970
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please tell me your second name
please play me your second game
I’ve fallen so far
for the people you are
I just need your star for a day

Quasi nessuno, quarant’anni fa, si accorse della magia che raccoglieva in sé la musica di Nick Drake.
Non di quella pastorale dell’esordio, Five Leaves Left; non di quella del capolavoro notturno Pink Moon, l’ultimo prima della scomparsa.
Nel mezzo, pubblicato nel novembre 1970 con minimo riscontro commerciale, Bryter Layter.
Forse l’apice assoluto del musicista di Tanworth-in-Arden; certo una delle più memorabili raccolte di canzoni mai concepite.
Lieve come una piuma nonostante le infinite ombre di un’anima troppo sensibile, l’album ci accoglie con uno strumentale barocco per poi abbagliarci con i fiati folk-pop di Hazey Jane II, i versi srotolati come una filastrocca a incastrarsi perfettamente nell’impianto strumentale.
At The Chime Of A City Clock vanta splendidi innesti di sax alto, mentre le spazzole e il pianoforte jazz di One Of These Things First cullano la vocalità gentile di Drake, ispiratissimo in un testo colmo d’ironia e amarezza sull’incapacità, semplicemente, di essere.
In Poor Boy si gioca a sperimentare per oltre sei minuti con cori e sonorità latin-jazz, ma il vero cuore di Bryter Later si svela in due perle d’inarrivabile magnificenza, nascoste sulla seconda facciata.
Se il cielo avesse un suono, se potesse sceglierlo per sé, quello sarebbe l’arpeggio perfetto di Fly, illuminato dalla viola e dal clavicembalo di John Cale, la voce di Drake a tessere un incantesimo immortale.
Prima che cali il sipario sul finale strumentale di Sunday si è rapiti dall’estasi dell’altro grande capolavoro, Northern Sky, contemplazione e meraviglia che si fanno pura gioia; e il volo, anche solo per un breve istante, sembra non presupporre alcuna caduta.
 

Ti è piaciuto questo disco? Allora ascolta anche
May you never – John Martyn
Say yesElliott Smith
Summer dress – Red House Painters
It could have been a brilliant career – Belle and Sebastian
Sisters of mercy – Leonard Cohen
 
…e guarda anche
I Tenenbaum – Wes Anderson

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Neutral Milk Hotel

In the aeroplane over the sea

Merge Records, 1998
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and one day we will die, and our ashes will fly from the aeroplane over the sea. But for now we are young, let us lay in the sun and count every beautiful thing we can see.

Nel paese dove gli aeroplani sono grammofoni che mandano musica da vinili graffiati e la gente li saluta dal mare, vive un album che è un mondo intero di sogni e visioni, incubi e speranze.
In The Aeroplane Over The Sea dei Neutral Milk Hotel è l’anima di Jeff Mangum, per sempre riposta in uno scrigno di undici canzoni capaci davvero di rendere migliore la vita.
Le parole scorrono come un fiume, ma ogni singola goccia è necessaria per disegnare e riportare fra noi teneri fantasmi: l’ispirazione del disco nasce solo in parte dalla lettura del Diario di Anne Frank, eppure è difficile non pensare a lei come all’unica ragazza che il narratore abbia mai amato, venuta al mondo con petali di rosa per occhi.
E con la stessa poesia si scoprono l’amore e il sesso, una spiritualità che svela luce in ogni cosa, una giovinezza che vive per sempre poichè il tempo non esiste e nulla, almeno qui dentro, muore mai davvero.
Tra chitarre acustiche accarezzate o maltrattate, polvere elettrica a bassa fedeltà, batteria acrobatica e fiati da banda di paese, la voce nasale e instancabile di Mangum ci accompagna nel sole di ballate indie-folk (The King Of Carrot Flowers Pt.One, In The Aeroplane Over The Sea, Communist Daughter) e tra le ombre scure della funerea Oh Comely; poi esplode di energia in The King Of Carrot Flowers Pt.Two & Three e in uno dei power-pop più belli mai scritti (Holland, 1945) e rilegge il folk con foga dylaniana in Two-Headed Boy.
Dopo l’ultima canzone, lo si sente riporre la chitarra e andarsene.
Mangum e la sua band non incideranno più nulla, ma le loro meraviglie continuano a risuonare da quell’aeroplano sopra il mare.


Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
A hard rain’s a-gonna fall – Bob Dylan
Rainmaker – Sparklehorse
Game Of Pricks – Guided By Voices
Owl – Hotel Alexis

…e guarda anche
Moonrise Kingdom – Wes Anderson
Train de vie – Radu Mihaileanu

…e leggi anche
Diario – Anne Frank
Ogni cosa è illuminata – Jonathan Safran Foer

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Michel Gondry

Be kind rewind

Usa, 2007
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Tu sei il miglior regista che io conosca e io sono il miglior attore che io conosca.

A un angolo di strada di Passaic, New Jersey, in un edificio scalcinato in cui si dice abbia vissuto il grande pianista jazz Fats Waller, si trova Be Kind Rewind, un piccolo videonoleggio in difficoltà: il DVD sta soppiantando le vecchie VHS e l’amministrazione della città sta per rilevare il fabbricato per riqualificare il quartiere.
Un giorno, convinto di trovare una soluzione, il vecchio Fletcher parte lasciando il negozio nelle mani di Mike, con l’unica avvertenza di guardarsi bene dall’amico Jerry, vero uragano paranoico capace di abbattere ogni cosa.
E puntualmente, dopo un maldestro tentativo di sabotaggio della centrale elettrica, Jerry acquisisce “portentose” capacità, smagnetizzando tutti i nastri del Be Kind Rewind.
Di fronte alle pressanti richieste della clientela, ai due non resta che girare dei remake dei film a disposizione: ed eccoli alle prese con versioni a bassissima fedeltà e rigorosamente sweded di cult come Ghostbusters e RoboCop o intramontabili classici come 2001: Odissea Nello Spazio, King Kong e A Spasso Con Daisy, prendendoci per mano lungo un divertentissimo viaggio di celluloide che conduce a un indimenticabile e dolcissimo finale.
Capolavoro in miniatura che è un volo in un mondo piccino e meraviglioso, Be Kind Rewind è l’ennesima conferma del genio di Michel Gondry che, nel consueto ottovolante di mirabolanti invenzioni, dirige un cast di attori perfettamente calati nella parte (fulminante, al solito, Jack Black), omaggiando con nostalgia e gioia un’epoca passata, piena d’un amore profondo per la musica e il cinema; ma senza malinconia, poichè tanto c’è ancora da fare, vedere e ascoltare anche se in modi radicalmente nuovi.
Un vero tributo, come quello di una sempre bellissima Mia Farrow, ai film che hanno cuore e anima.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
L’arte del sogno – Michel Gondry
Moonrise Kingdom – Wes Anderson
Ghostbusters – Ivan Reitman
 
…e ascolta anche
Ain’t Misbehavin’ – Fats Waller
Closing Time (album) – Tom Waits
Everlong – Foo Fighters
 
…e leggi anche
Remix – Lawrence Lessig
 
Locandina di Be Kind Rewind, film di Michel Gondry
Regia: Michel Gondry
Soggetto: Michel Gondry
Sceneggiatura: Michel Gondry
Fotografia: Ellen Kuras
Musiche: Jean-Michel Bernard
Effetti speciali: Fabrice Lagayette, Tim Rossiter
Durata: 102′
 
Jack Black: Jerry
Mos Def: Mike
Danny Glover: Signor Fletcher
Mia Farrow: Signora Falewicz
Melonie Diaz: Alma
Sigourney Weaver: Signora Lawson

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Craig Thompson

Addio, Chunky Rice

Rizzoli, 2012, 126 pag.
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Dandel. Sono una tartaruga. Casa mia è il mio guscio. E tuttavia ho la sensazione che la casa più vera che mai avrò è il punto in cui le nostre strade si sono unite e hanno corso insieme per un po’. Probabilmente sbaglio ad andarmene.
 

Chunky Rice e Dandel siedono sulla spiaggia per gli ultimi momenti insieme prima che lui, una piccola tartaruga, intraprenda un viaggio necessario, ma dalla destinazione ancora ignota.
Dal giorno successivo, all’amica topolina non resterà altro che scrivere e scrivere, sperando che anche da lontano l’eco delle sue parole possa farli sentire ancora vicini a guardare quella meraviglia d’oceano che ora le pare tanto vuota.
Costretto dal capitano Charles ad abbandonare ogni cosa tranne uno zainetto e una bussola, Chunky si troverà a camminare al fianco di strambi personaggi, sviluppati in dolenti istantanee che cadono come foglie secche tra le pagine scritte (lo sconvolgente trauma infantile di Solomon e della sua cagnetta Stomper; la morte della moglie di Charles).
Dedicato da Craig Thompson agli amici di Milwaukee che aveva lasciato per trasferirsi a Portland dopo una delusione sentimentale, Addio Chunky Rice è una commovente lettera d’amore a un amico lontano, un messaggio in bottiglia in balìa delle onde che fa percepire il calore di un abbraccio a chi abbia dovuto mai abbandonare qualcuno, senza per questo dimenticarlo.
 
Ti è piaciuto questo libro? Allora leggi anche
Blankets – Craig Thompson
Habibi – Craig Thompson
 
…e ascolta anche
Leave – R.E.M.
Abacus – Fionn Regan
 
…e guarda anche
Il treno per il Darjeeling – Wes Anderson

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Paul Thomas Anderson

Magnolia

Usa, 1999
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L’umile opinione di questo narratore è che non si tratti solo di Qualcosa Che E’ Successo, e che non possiamo archiviarlo come Uno Scherzo Del Caso. No, signori, non è possibile.
Io non riesco a spiegare bene ciò che penso, ma per me non si trattò di una pura fatalità.
No. Stranezze simili accadono di continuo.
 

Un giorno come tanti a Los Angeles, un giorno in cui nove vite si intrecciano inconsapevolmente o semplicemente inciampano le une nelle altre.
Nove storie di uomini e donne, di vecchi e bambini, persi in abissi di solitudine tra quiz televisivi, dipendenze, malattie terminali, sensi di colpa, paure per un futuro incerto o per un passato incancellabile.
Nove personaggi indimenticabili, eccessivi e proprio per questo umanissimi, che solo una tempesta imprevedibile e apocalittica potrà forse depurare da tutto ciò che è stato.
Il cinema di Paul Thomas Anderson esplode di una coloratissima potenza narrativa. Magnolia è un fiore che si schiude in infiniti petali per mostrare, senza ombra di giudizio morale, gli angoli più scuri e il candido splendore dell’animo umano.
Con un’empatia che lascia lo spettatore attonito di fronte a tanta meraviglia, come a specchiarsi nel sorriso timido e pieno di speranza che arriva dopo la pioggia.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Boogie Nights – Paul Thomas Anderson (vietato ai minori di 14 anni)
I Tenenbaum – Wes Anderson
 
…e ascolta anche
Aimee Mann – Wise Up
Eels – Calling For Your Love
 
Locandina di Magnolia, film di Paul Thomas Anderson
 
Regia: Paul Thomas Anderson
Soggetto: Paul Thomas Anderson
Sceneggiatura: Paul Thomas Anderson
Fotografia: Robert Elswit
Musiche: Jon Brion, Aimee Mann
Durata: 180′
 
Tom Cruise: Frank T.J. Mackey
John C. Reilly: Jim Kurring
Julianne Moore: Linda Partridge
Philip Baker Hall: Jimmy Gator
Jeremy Blackman: Stanley Spector
Philip Seymour Hoffman: Phil Parma
William H. Macy: Donnie Smith
Melora Walters: Claudia Wilson Gator
Jason Robards: Earl Partridge

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Wes Anderson

Moonrise Kingdom

Usa, 2012
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1965. Una casa giocattolo che pare uscita dal mondo delle fiabe, mostrata piano dopo piano, stanza dopo stanza: lì Suzy guarda il mondo dal binocolo dei suoi dodici anni, circondata da una famiglia spezzata, in attesa di qualcosa che sta accadendo proprio sull’isola di fronte, nel campeggio estivo dei Khaki Scout.
Tutto ha avuto inizio un anno prima, quando la sua solitudine ha incontrato quella di Sam, orfano affidato a una famiglia che poco lo sopporta, e dalla loro amicizia di penna è nato qualcosa di più.
Moonrise Kingdom è la storia di una fuga agrodolce da adulti incapaci di assumersi responsabilità, per rimettere insieme vite a pezzi con il calore e il colore che solo dei ragazzini sanno avere.
Un dolcissimo e meraviglioso racconto di formazione, in un linguaggio cinematografico che è solo e soltanto di Wes Anderson, alla scoperta dell’amore, della vita e della necessità di scendere a patti con il dolore e smettere di essere corvi, in un vortice travolgente di invenzioni visive e sonore che, con la pazienza di un’orchestra, formano a poco a poco una melodia impossibile da dimenticare.
 
Ti è piaciuto questo film? Allora guarda anche
Le Avventure Acquatiche di Steve Zissou – Wes Anderson
Fantastic Mr. Fox – Wes Anderson
 
…e ascolta anche
Love – No Matter What You Do
Francoise Hardy – Le Temps de l’Amour
Benjamin Britten – The Young Person’s Guide to the Orchestra
 
…e leggi anche
Peanuts – Charles M. Schulz
Il giovane Holden – J.D. Salinger
 
Locandina di Moonrise Kingdom, film di Wes Anderson
Regia: Wes Anderson
Sceneggiatura: Wes Anderson, Roman Coppola
Fotografia: Robert Yeoman
Musiche: Alexandre Desplat
Durata: 94′
 
Interpreti e personaggi
Jared Gilman: Sam
Kara Hayward: Suzy Bishop
Bruce Willis: Capitano Sharp
Bill Murray: Walt Bishop
Edward Norton: Randy Ward
Frances McDormand: sig.ra Laura Bishop
Jason Schwartzman: Ben
Harvey Keitel: comandante Pierce

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