Archivio tag: Wim Martens

Maurizio Pollini

Chopin. Etudes.

Deutsche Grammophon, 1980
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Pollini è il primo pianista che riesce, con questa sua interpretazione, a rabbrividirmi mentre ascolto il suono di un pianoforte! Studio pianoforte e organo da quando avevo 9 anni, ma non avevo mai provato emozioni cosi intense nell’ascoltare o riprodurre melodie…
[commento ad un concerto]

Fryderyk Franciszek Chopin è difficile sia da ascoltare che da suonare.
Maurizio Pollini fa sembrare facilissima la seconda parte: mefistofelicamente bene.
Energia, virtuosismo, tecnica, precisione, immedesimazione nelle note alle prese con questi studi per pianoforte che hanno scoraggiato parecchi esecutori.
Acrobazie sonore incantano gli astanti mentre le mani danzano sul bianco e nero della tastiera: detto in altri termini si esalta la melodia esaltando al tempo stesso l’esecuzione dei brani.
A detta di molti, moltissimi, la migliore performance di sempre degli studi del compositore e pianista polacco naturalizzato francese.
Non resta che ascoltare e rendersene conto di persona.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
OP. 10 No. 3 in E major, “Tritesse” – “L’intimite”
OP. 10 No. 12 in C minor, “Revolutionary” – “Fall of Warsaw”
OP. 25 No. 23 in A minor, “Winter Wind”

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Ludovico Einaudi

Divenire

Decca, 2006
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… riesce a modificare il ritmo cardiaco…a velare gli occhi di commozione…a farti perdere almeno per un istante…quindi la missione è compiuta. E’ semplicemente bello.
[ commento del pubblico ]

Sontuosa eppur come timorosa nel vibrare delle note, quasi a disconoscere l’inizio e la fine dell’ascolto, quasi a sfumarli e miscelarli all’intensità emozionale che crea.
Si può benissimo definire così la musica (chiamarla così è riduttivo) che sprigiona Divenire: sonorità cristalline, semplici in apparenza, ma frutto di un’ esperienza e bravura compositive rare, di una sensibilità quasi eterea. Si perché Ludovico Einaudi accarezza il bianco e nero del pianoforte quale estensione del proprio corpo, diventando tutt’uno con lo strumento e lasciandovi fluire lo sparito, divenendo spartito.
Divenire è il brano portante dell’album: inizia in sordina, in una devastante attesa intramezzata da vocianti silenzi, preludio ad un’esplosione sinfonica che ti stacca dalla realtà, facendo ritrovare l’Io perduto sotto frane di stress.
Un disco da ascoltare senza preconcetti, senza confronti: la musica è naturalmente in noi, senza chiedere nulla in cambio, inerme. Per questo senza difficoltà riusciamo a fonderci in essa.
Ed in questo caso il cuore sorride all’infinito completandosi con la bellezza delle stelle.

Ascolta tre brani tratti dall’album:
Divenire, Primavera, Svanire

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