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Tony Molina

Dissed And Dismissed

Slumberland, 2014
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I’ve got to leave this town
’cause all my friends
they like me more
when I am not around

Dodici pezzi in undici minuti, ritornelli e melodie perfette che non raggiungono mai i cento secondi di durata e si fermano sempre un attimo prima di aggiungere qualcosa di troppo. Less is more come motto e stile di vita, insomma.
Uscito un anno fa per la piccola etichetta Melters, Dissed And Dismissed, esordio solista dell’iperprolifico Tony Molina, viene ristampato oggi da Slumberland e si capisce bene perché: l’album è una vera gioia per tutti gli amanti dell’indie-rock più rumoroso e del pop chitarristico che non ha paura di sporcarsi le mani con i suoni grossi dell’hard rock.
Da Nowhere To Go, con una progressione melodica micidiale replicata nelle gemelle Tear Me Down, See Me Through e The Way Things Are, fino all’epica chiusura di Walk Away, solare e malinconica insieme, i pezzi sono un puro concentrato di Guided By Voices e Weezer, Dinosaur Jr. e Teenage Fanclub, proiettato attraverso la lente deformante del talento di Molina. Ne escono brani autografi di gran valore come Change My Ways e Nothing I Can Do, una fedelissima cover acustica di Wondering Boy Poet e, soprattutto, due piccoli capolavori power-pop quali Can’t Believe e Don’t Come Back.
Disco perfetto per quelle giornate primaverili indecise tra pigrizia ed euforia, Dissed And Dismissed riempie un angolo di cuore con meravigliose canzoni pop in miniatura, di quelle che fanno venir voglia di premere il tasto play a ripetizione.

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Everything’s The Same – Ovens
Game Of Pricks – Guided By Voices
Why Bother? – Weezer
Almost Ready – Dinosaur Jr.
Radio – Teenage Fanclub
Sugarcube – Yo La Tengo

Scaricatelo gratis e legalmente da MediaLibraryOnLine e, se non sapete di cosa stiamo parlando, correte nella biblioteca più vicina a casa vostra per scoprirlo.

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Yo La Tengo

Fade

Matador, 2013
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We try not to lose our hearts, not to lose our minds

Quasi trent’anni di carriera, spesi a distillare pura grazia in canzoni meravigliose: ogni album degli Yo La Tengo è un giro di giostra per cui è bene aprire il cuore, per accogliervi una magia sempre nuova.
In Fade si riduce il minutaggio rispetto alle ultime prove in studio, sempre oltre i settanta minuti di durata: dieci semplici pezzi, senza le cavalcate soniche cui la band ci aveva abituati, ma con l’emozione e l’ispirazione delle occasioni migliori.
Ohm apre con un mantra corale e dilatato che si scioglie nella tenerissima Is That Enough, dolce danza in punta di piedi avvolta da un sottile velo di malinconia. La giocosa Well You Better e il power-pop Paddle Forward lasciano che il battito acceleri con garbo, mentre Stupid Things chiude la prima metà del disco con una ritmica ipnotica su cui plana, lieve come un abbraccio, il sussurro di Ira Kaplan.
Poi Fade sembra davvero svanire come da titolo e lascia spazio a brani a tratti appena percettibili, minuscoli spostamenti melodici per composizioni dalla forte carica emotiva; a un estremo il miraggio immobile di Two Trains, all’altro il placido country-folk The Point Of It.
Su tutto, però, svettano due memorabili interpretazioni di Georgia Hubley: Cornelia And Jane, che pare davvero venire da un altro mondo per il modo in cui rimane sospesa a mezz’aria tra gli arpeggi, fatta di nulla che non sia necessario; e poi Before We Run, che chiude in glorioso crescendo su una ritmica circolare, abbagliata da archi e fiati. Una voce che spezza il cuore, diceva Ira in una vecchia intervista. E non potremmo essere più d’accordo.

Ti è piaciuto questo disco? Allora ascolta anche
Stephanie Says – The Velvet Underground
Hazey Jane II – Nick Drake
Georgia – Yuck

…e guarda anche
Juno – Jason Reitman
Ruby Sparks – Jonathan Dayton, Valerie Faris

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The Velvet Underground

The Velvet Underground

MGM Records, 1969
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If I could make the world as pure
and strange as what I see,
I’d put you in the mirror
I put in front of me.

The Velvet Underground & Nico, nel 1967, rivoluziona la musica del Novecento, dando vita a un universo di perversione e dolcezza a oggi ineguagliato.
Qualche mese dopo, l’oscurità è totale: abbandonato il lato estatico delle ballate della chanteuse Nico, White Light/White Heat dona al mondo un nero pece di pura estetica punk rumorista, sigillato dall’immortale delirio sessuale di Sister Ray.
Comprensibile che le personalità forti del gruppo vengano a scontrarsi: Lou Reed assume definitivamente il controllo della creatura-Velvet, liberandosi dell’anima sperimentale di John Cale. Al suo posto, la faccia pulita di Doug Yule.
Ne nasce un’altra spiazzante meraviglia omonima, The Velvet Underground, che di nuovo coglie di sorpresa e di nuovo spezza il cuore.
Reed mette mano a canzoni che spandono dolcezze amare: Candy Says, il suono degli occhi umidi del risveglio; Pale Blue Eyes, tanto intima che il chitarrista Sterling Morrison ne dirà: “Se io avessi scritto una canzone come quella, non ti permetterei di suonarla”.
Ma c’è tutto ciò che serve per respirare, qui dentro: il rock’n’roll che è solo e soltanto Velvet, ipnosi di chitarre secche e taglienti (What Goes On, Beginning To See The Light); il singolare country-pop di That’s The Story Of My Life, l’amara meditazione di I’m Set Free e la preghiera laica di Jesus; i nove minuti di sperimentazione di The Murder Mystery, con quattro storyline intrecciate, e i due di pura innocenza di After Hours, la voce stonata e dolcissima della batterista Maureen Tucker a guidare una tenera danza.
Inutile, qui, raccontarvi gli inenarrabili capolavori che da questo prenderanno le mosse: le melodie annebbiate del primo R.E.M., il dolore raggomitolato del terzo Big Star.
Quel che conta è il senso di smarrimento ed emozione infinita, vivo a ogni nuovo ascolto.
 

Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Big black car – Big Star
Fa Cé-La – The Feelies
Our way to fall – Yo La Tengo
Radio Free Europe – R.E.M.
These days – Nico

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Yuck

Yuck

Fat Possum, 2011
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Daniel, Max, Mariko, Jonny.
Quattro ragazzi poco più che ventenni da Londra, una passione divorante per le chitarre dolcemente rumorose dei ’90, un sacco pieno di sogni e melodie memorabili.
Questi sono gli Yuck e questo è il loro esordio, dodici canzoni belle e bellissime che sanno del vento caldo e lieve dei primi giorni di primavera, degli anni giovani e importanti, quando ogni piccolo sospiro del cuore è un momento da ricordare.
Le voci affogano nel magma chitarristico dei pezzi più tirati, indie-rock d’alta scuola che letteralmente travolge in Get Away, Holing Out e Operation; dipingono paesaggi da sogno pop in The Wall e Georgia.
Shook Down, Suicide Policeman e Sunday sono carezze che hanno l’aria di essersi appena svegliate, tutte melodie sussurrate e chitarre sopite e gentili; un altro mondo rispetto ai sette rumorosissimi minuti della conclusiva Rubber.
Canzoni da custodire come segreti preziosi, in attesa di qualcuno.
 
Ascolta tre brani tratti dall’album
Get Away, Holing Out, Shook Down
 
Ti è piaciuto questo album? Allora ascolta anche
Bob Mould – The Descent
Yo La Tengo – Sugarcube
Dinosaur Jr. – The Wagon
The Smashing Pumpkins – Today
Pavement – Summer Babe
 
…e guarda anche
Scott Pilgrim Vs. The World – Edgar Wright
Juno – Jason Reitman

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