John Green

Tartarughe all’infinito

Rizzoli 2017, 337 p.
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Io, nome proprio singolare, sarei andata avanti, seppure sempre al condizionale.

Aza e Daisy hanno sedici anni, vivono a Indianapolis e sono amiche per la pelle. Aza ha perso il padre da piccola e ne sente fortemente la mancanza; soffre di un disturbo ossessivo-compulsivo che la fa vivere nel terrore di essere invasa e sopraffatta dai batteri. Daisy è loquace, estroversa e scrive fanfiction molto apprezzate dai suoi coetanei. La scomparsa dell’ambiguo miliardario Russell Pickett le spinge a condurre un’indagine per ottenere la ricompensa offerta. Così, Aza riallaccia i rapporti con Davis, il figlio maggiore dell’uomo sparito, con cui giocava da bambina. L’amicizia ritrovata diventa rapidamente qualcosa di più intimo, ma entrambi i ragazzi devono fare i conti con i propri fantasmi, mentre Daisy, a sua volta, si innamora di un compagno di scuola.
John Green tratteggia un’altra storia di adolescenti fisicamente e psicologicamente feriti, ma vivi e impegnati nelle esperienze proprie della loro età. Se in Colpa delle stelle il nemico da affrontare era il cancro, in Tartarughe all’infinito è con il disturbo mentale che si deve imparare a convivere. Eppure, questi giovani tormentati, grazie anche all’affetto di chi vive loro vicino, trovano la forza di andare avanti e cercare la propria strada.

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