Diamanda Galas

The Litanies of Satan

Mute Records, 1982
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Dai sussurri più stilettati alle terrifiche grida gutturali, The Litanies of Satan capta e attira verso di sé. Diamanda Galas esordisce con un album visceralmente eccitante, dove l’estrema sofferenza del canto è controbilanciata dalla glaciale indifferenza alle percezioni sonore. Composto solo da due lunghi brani, prende spunto dall’omonima poesia di Charles Baudelaire e ne coglie appieno il senso di drammatico smarrimento: la voce viene modulata senza mezze misure, con un’estensione vocale di quattro ottave che permette di dare vita ad un intricato connubio di suoni/invettive. Vengono offerti effetti sonori spiazzanti, ottenuti sovrapponendo diverse stringhe di canto in un contesto asincrono: nulla è lasciato al caso (analogamente a quanto faceva Demetrio Stratos). Il risultato è una straordinaria combinazione di vocals, di elettronica e di creatività portata all’estremo, che fa di quest’album una delle opere di sperimentazione meglio riuscite degli anni ’80, rivoluzionando il concetto stesso di “canto”, dove la voce viene usata alla stregua di un sintetizzatore.

 

Una stella brillantemente oscura, da ascoltare in una stanza buia, soli eppur in compagnia dei nostri dannati pulviscoli d’anima.

 

Ascolta i brani tratti dall’album
The Litanies of Satan
Wild Women with Steak-Knives (The Homicidal Love Song for Solo Scream)

 

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