Valerio Evangelisti

Tortuga

Mondadori, 2008, 329 pag.
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Articolo di Vincenzo De Cesare

Credo che siamo totalmente d’accordo, mio capitano. Vivere poco ma bene, e morire combattendo. Francamente non vi vedo come coltivatore di legumi e di tabacco.

A.D. 1685, Rogerio de Campos, nostromo portoghese con un oscuro passato nelle fila dei gesuiti, viene arruolato, apparentemente suo malgrado, sul brigantino del famigerato pirata Laurens De Graaf. Tempi duri per la Filibusta nelle acque caraibiche, dopo i mutamenti delle vicende geopolitiche europee. Tuttavia, Rogerio avrà modo di farsi strada nella società feroce ma a suo modo democratica dei Fratelli della Costa, tra le fila dei quali affronterà la vita del pirata fino all’apoteosi della presa dell’inespugnabile città messicana di Campeche. Tuttavia, nessuna delle peripezie in cui egli si troverà coinvolto sarà altrettanto pericolosa della letale attrazione per una schiava africana, già promessa al leggendario pirata De Grammont.
Primo capitolo del ciclo dei pirati ad essere pubblicato, le vicende di Tortuga si svolgono in realtà due anni dopo le avventure descritte in Veracruz.
Evangelisti si rivela capace di farci salpare verso distese d’acqua sconfinate, ogni riga è pregna del sapore del sale e del fetore di uomini tanto impavidi quanto grotteschi, descritti senza misericordia nei loro aspetti più oscuri.
 
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