Lana Del Rey

Ultraviolence

Interscope Records, Polydor, Stranger, 2014
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We can go back to New York
Cause loving him was really hard
We can go back to town
Heaven don’t know who we are
Heaven is on earth
I will do anything for you, babe
Guess it is meant to be
Crying tears of gold, like Adam and Eve

Ascoltare il nuovo disco di Lana del Rey è come entrare in una stanza oscura con luci soffuse e muoversi tra cristalli e specchi.  Un’atmosfera languida, misteriosa e noir: pop speziato di blues, retrogusto country, sfumature in stile dream-pop. La voce della cantante guida in questo percorso, quasi invitando chi ascolta a rilassarsi chiudendo gli occhi. L’album pare un tentativo di sperimentare un amalgama  di generi sovrapposti, in cui la cantilena monocromatica di Lana del Rey conduce e fa perdere. Dopo il successo internazionale di “Born To Die” (decisamente più commerciale) la cantante statunitense torna con un progetto introspettivo, con l’intento di stupire l’ascoltatore. Siamo pronti a scommettere che anche il suo prossimo album ci stupirà con la sperimentazione di nuovi generi e colori musicali.

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