Jennifer Donnelly

Una voce dal lago

Mondadori 2016, 326 p.
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Non volevo essere costretta a scegliere tra l’una e l’altra: o scrittrice e sola, o moglie ma senza parole. Mark Twain non fu obbligato a scegliere. Neanche Charles Dickens.

Mattie ha solo sedici anni, ma la sua vita è già dura e piena di doveri: nello stato di New York del 1906, d’altronde, non esiste il concetto di infanzia e adolescenza. E se tua madre è morta, tuo padre fatica a mantenere la famiglia e tu sei la più grande di quattro fratelli, devi occuparti della casa e dei tuoi cari e trascurare la scuola. Non importa se sei intelligente e molto dotata, prima viene il lavoro. Ma un’insegnante che ha compreso le tue capacità, forse può aiutare te e il tuo amico Weaver, altrettanto dotato e povero e per di più nero.
Così Mattie, nonostante la fatica quotidiana, trova il modo di studiare e prepararsi agli esami di ammissione all’università. Perché per lei scrivere è vitale e le parole le aprono un mondo di emozioni e di scoperte. E tra gli scherzi con Weaver, la corte del vicino agricoltore e gli incoraggiamenti della signorina Wilcox, cercherà, con coraggio e tenacia, di perseguire il suo sogno.
Jennifer Donnelly ha scritto un affresco vivido dell’America rurale del primo Novecento, ma ha anche fotografato la condizione femminile di quel tempo, ricordandoci, attraverso Mattie, quanta fatica hanno dovuto fare le donne per emanciparsi e uscire dalle pareti domestiche. Un percorso da non dimenticare.

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