Roberto Recchioni

Ya: La battaglia di Campocarne

Mondadori, 2015
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“Ricordati questo ragazzo, le storie, non sono mai stupide. Le storie sono tutto ciò che abbiamo, senza di loro, non siamo niente.”

Ya è molto più che un romanzo. E’ un inno, un’apologetica della narrazione, dell’essere scrittori – guerrieri ma soprattutto del valore che tutti noi abbiamo, anche se gli altri ci mettono a dura prova e cercano di farci dubitare di ogni cosa. Anche di noi.

Ya, è la storia dell’epica battaglia di Campocarne intrecciata ai continui flashback che raccontano le vicende dei protagonisti. Si narra di Stecco, un ragazzino nodoso e mingherlino che da sempre sogna di seguire il Granduomo nelle sue epiche battaglie. A fianco del leggendario guerriero troviamo la fedele Nonna Mannaia e  l’Incapucciato. Risiedono a Fortedorsoduro dove addestrano giovanissimi guerrieri, denominati “avventurieri”, all’uso delle armi e alla battaglia. Stecco decide di lasciare il paesino di Zarafa, intriso di una lenta e tradizionale quotidianità, per gettarsi all’avventura, incontrando l’amore (anche se non è come lo aveva sempre immaginato) l’amicizia ma soprattutto fiducia in se stesso.

Scritto da Roberto Recchioni, autore dietro Dylan Dog e Orfani, è un romanzo agile, godibilissimo e succulento. E’ intriso di una profondissima ironia, che sminuisce l’idealizzazione del genere Fantasy, e una brutalità reale che mostra la guerra come una faccenda sporca, orrenda e per niente eroica. E’ proprio grazie a questi caratteri “insoliti” per un Fantasy che oltrepassiamo il genere e incontriamo le grandi metafore letterarie, laddove il guerriero è lo scrittore che deve narrare della propria  battaglia contro il Re Spaccacuori, incontrare il suo amore e imparare ad accettarlo nella sua disillusione, e l’amicizia che è così stretta proprio in esseri del tutto diversi da noi.

Ya, salvo cambi di direzione autoriali, dovrebbe rappresentare il primo volume di una trilogia destinata a diventare un vero e proprio oggetto di culto. La copertina è illustrata da Gipi e lascia intravedere alcune connessioni narrative con il suo gioco di ruolo, rilasciato lo scorso anno, Bruti di cui non è solo l’autore ma anche l’illustratore delle carte.

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